TRAFFICO DI RIFIUTI NUCLEARI NEL PORTO DI TRIESTE VIETATO DAL TRATTATO DI PACE

NESSUNA PREVENZIONE PER GESTIRE LE EMERGENZE RADIOLOGICHE, RISCHI ELEVATISSIMI

Trieste, 3 settembre 2012

La notizia che il governo Italiano avrebbe dato il via libera al trasporto e all’imbarco nel porto di Trieste di rifiuti nucleari in massima parte di origine statunitense non può che destare forti preoccupazioni. Le scorie radioattive definite come “strategiche” (probabili militari) dovrebbero arrivare dall’Austria nel porto di Koper-Capodistria in Slovenia dove verrebbero imbarcate e trasportate fino al porto di Trieste per essere unite ad un altro carico di rifiuti radioattivi di provenienza italiana (Saluggia) e caricate su unità navali USA per essere inviate negli Stati Uniti.

Sia il porto di Trieste, sia quello vicino di Koper-Capodistria sono classificati come porti militari nucleari e come tali è concesso al loro interno il transito e l’ormeggio di unità militari a propulsione nucleare e con armi atomiche a bordo. La classificazione di porti militari nucleari consente inoltre di condurre operazioni di smaltimento di rifiuti radioattivi al di fuori dei normali controlli previsti dalla legislazione vigente.

Il porto di Trieste ha peraltro lo status di Porto Franco Internazionale derivante dal Trattato di Pace del 1947, ed è quindi al di fuori del campo di applicazione delle norme EURATOM comunitarie, con responsabilità diretta del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite su cui grava l’incombenza di fare rispettare gli obblighi del Trattato.

Il Trattato di Pace all’Allegato VIII esclude perentoriamente che qualsiasi Paese possa esercitare una qualsiasi giurisdizione esclusiva (anche temporanea) nel Porto Franco di Trieste, che peraltro ha esistenza giuridica solo come ente di Stato del Territorio Libero di Trieste.

Quanto sta accadendo è quindi prima di tutto una grave violazione del Trattato di Pace,  non avendo l’Italia la possibilità di decidere nulla in merito all’utilizzo del Porto Franco di Trieste che, come ricordato recentemente anche dalla stessa Commissione Europea, è tuttora vincolato dal rispetto dei trattati internazionali prevalenti sul diritto comunitario e nazionale.

Da non dimenticare poi la totale impreparazione a gestire le emergenze radiologiche sia nell’attuale Territorio Libero di Trieste che nel vicino Friuli (Italia) da parte delle amministrazioni pubbliche. Nonostante la presenza di una centrale nucleare quale quella di Krško in Slovenia a soli 130 Km dal confine della regione, e la classificazione del porto di Trieste quale scalo nucleare, nessuna misura di effettiva prevenzione e di informazione della popolazione è mai stata infatti attuata dalle amministrazioni pubbliche.

Lo scorso anno Greenaction aveva sollecitato la Regione Friuli Venezia Giulia ad intervenire per colmare le gravi lacune sulla prevenzione delle emergenze radiologiche attuando la legislazione comunitaria di riferimento. Greenaction evidenziava la criticità della situazione vista la perdurante assenza di informazioni ai cittadini, la mancanza di rifugi antiatomici, la mancanza di pastiglie di iodio da distribuire alla popolazione in caso di fall out radioattivo (scarica la richiesta).

La richiesta è rimasta a tutt’oggi inevasa a dimostrazione dell’indifferenza istituzionale nei confronti di una delle peggiori emergenze che si potrebbero dovere affrontare. Un atteggiamento intollerabile da parte di chi dovrebbe garantire sicurezza e salute pubblica, e che rischia di costare carissimo a decine di migliaia di persone che pagherebbero con la vita per le inadempienze impunite di un sistema di potere basato sull’elusione della legalità.

Impossibile quindi pensare di potere trasformare il Porto di Trieste in scalo per il traffico di materiale radioattivo (al limite della compatibilità con il suo status giuridico) e sottoponendo i cittadini completamente impreparati ai rischi di incidenti nucleari rilevanti.

 

Articoli precedenti sull’argomento: “Porto Nucleare di Trieste”“Emergenza Nucleare”

Dove la prevenzione radiologica viene fatta sul serio: Austria, come funziona la prevenzione emergenze nucleari

RIFIUTI RADIOATTIVI NEL PORTO DI TRIESTE

VIOLATA LA NEUTRALITA’ DEL TERRITORIO LIBERO – LA POPOLAZIONE NON E’ STATA INFORMATA DEI PIANI DI EMERGENZA – INTERVENGA L’ONU Il prossimo arrivo di un carico di rifiuti radioattivi che dovrebbero essere imbarcati il 5 novembre nel porto di Trieste pone molti interrogativi sia per le problematiche ambientali e di …

CARICATI I RIFIUTI RADIOATTIVI NEL PORTO DI TRIESTE

Trieste, 8 novembre 2012

Si è svolto questa mattina il carico dei rifiuti radioattivi italiani nel porto di Trieste. L’operazione è stata portata a termine con l’imbarco sul cargo danese SEA BIRD delle scorie arrivate con un convoglio stradale dal Piemonte. La SEA BIRD aveva fatto scalo durante la notte nel porto sloveno di Koper-Capodistria dove aveva già caricato un’altra imprecisata quantità di rifiuti radioattivi provenienti in parte dall’Austria.

ITALIA E SLOVENIA NEGANO ALLA POPOLAZIONE LE OBBLIGATORIE MISURE DI SICUREZZA PREVENTIVE

L’intera operazione, iniziata alle due della mattina e completata entro le 10, è stata coperta dalla massima segretezza, tanto che né le autorità slovene, né quelle italiane hanno ritenuto necessario comunicare alla popolazione interessata le misure di sicurezza da adottare in caso di incidente o attentato al carico di materiale radioattivo.

Misure di sicurezza che peraltro sono alla base dell’obbligatorio piano di emergenza esterno che avrebbe dovuto essere comunicato alle amministrazioni pubbliche locali per la predisposizione del materiale informativo da distribuire alla popolazione. Un piano di emergenza esterno che in questo caso doveva essere redatto congiuntamente da Italia e Slovenia date le caratteristiche transfrontaliere dell’operazione.

Da rimarcare inoltre che il porto di Trieste, utilizzato dall’Italia per questo tipo di attività “scomode” è uno scalo internazionale regolato dall’Allegato VIII del Trattato di Pace che vieta espressamente all’Italia qualsiasi tipo di controllo su di esso. Il Porto Internazionale di Trieste è inoltre inserito in una fascia marittima costiera dichiarata smilitarizzata e neutrale  e come tale ovviamente anch’essa al di fuori della sovranità dello Stato Italiano.

TRIESTE AVAMPOSTO NUCLEARE SENZA DIFESA

TRA TRAFFICI DI RIFIUTI RADIOATTIVI E CENTRALE NUCLEARE DI KRŠKO Il recente imbarco di rifiuti radioattivi nel porto di Trieste ha messo in evidenza una volta di più (se era necessario) la totale assenza di qualsiasi misura di prevenzione per le emergenze radiologiche da parte delle autorità italiane. I comunicati …