CENSIMENTO ITALIANO A TRIESTE ILLEGITTIMO

GREENACTION SI RIFIUTA DI ADEMPIERE ALLA DIFFIDA DELLE AUTORITA’ ITALIANE

Con comunicazione dell’Ufficio Provinciale di Censimento (UPC) di Trieste del 17.01.2013  la nostra Associazione, con sede a Trieste, capitale dell’attuale Territorio Libero di Trieste in base al Trattato di Pace di Parigi del 1947 in vigore, ha ricevuto una diffida ad adempiere al 9° Censimento generale delle istituzioni non profit della Repubblica Italiana pena “Sanzione pecuniaria ai sensi dell’art. 11 del D.lgs 322/1989”.

Le sanzioni minacciate, in caso di inadempimento, verrebbero irrogate dal Prefetto di Trieste, che qui ha anche funzioni amministrative per conto del governo amministratore italiano.

Greenaction ha rispedito al mittente la richiesta rifiutandosi di fornire le risposte richieste  dalle autorità italiane, non essendo soggetto obbligato ai sensi del Trattato di Pace in vigore che determina lo status giuridico di Trieste. 

L’Italia non ha infatti alcuna sovranità sulla città e sul Territorio Libero di Trieste, avendola persa il 15 settembre 1947 all’entrata in vigore del Trattato di Pace (art. 21 comma 2 del Trattato di Pace), e non può imporvi le proprie leggi. 

Del fatto è stato informato anche il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, garante dell’integrità e indipendenza del TLT.

I cittadini del Territorio Libero di Trieste e tutti coloro che vi risiedono, non possono subire intimidazioni e/o subire condanne da parte delle autorità italiane nell’esercizio dei loro diritti assicurati dal Trattato di Pace, di cui è la Repubblica Italiana è tenuta al rispetto in base alle proprie stesse leggi.

QUEI FINANZIAMENTI SOSPETTI PER IL PORTO VECCHIO DI TRIESTE

RESTAURO DELLA CENTRALE IDRODINAMICA: ALTRO CAVALLO DI TROIA PER LA TENTATA SDEMANIALIZZAZIONE DEL PORTO FRANCO NORD DI TRIESTE?

Trieste, 3 gennaio 2013

Un tentativo per togliere di mezzo i preziosi punti franchi del Porto Nord di Trieste. L’ennesimo portato dallo Stato Italiano e questa volta con l’ausilio di una benemerita associazione per la tutela del patrimonio storico nazionale. In sintesi è questa l’operazione tentata e in corso sfruttando il restauro della vecchia centrale idrodinamica ubicata nel Porto Franco Nord (ribattezzato per lo scopo “porto vecchio”) di Trieste quale grimaldello per scardinare il regime di tutela internazionale che grava sull’area.

L’intervento di restauro degli edifici storici all’interno del porto viene quindi utilizzato strumentalmente per chiedere l’annullamento dei punti franchi o il loro spostamento.

La notizia viene pubblicata in data odierna, con le interviste ai rappresentanti dell’associazione Italia Nostra – che si occupa dei restauri – dal quotidiano Il Piccolo, con un titolo con non lascia molti dubbi sulle reali intenzioni delle autorità italiane e dei loro supporter: “Il Punto Franco si può spostare dopo il restauro”.

Il restauro della centrale idrodinamica è venuto a costare la bella cifra di 12 milioni di euro coperti in buona parte con fondi pubblici (nazionali, regionali, europei e dell’Autorità portuale).

Ma era possibile finanziare questo intervento e altri simili nel porto di Trieste visto il suo particolare “status giuridico”? Possibile che l’Unione Europea si sia fatta trascinare nella violazione di trattati internazionali dall’Italia che impone una propria sovranità illegittima sul porto di Trieste?

L’area oggetto dell’intervento finanziato con fondi comunitari si trova al di fuori della sovranità dello Stato Italiano ed è a tutti gli effetti un territorio extra UE, infatti:

– il porto di Trieste è un Porto Franco Internazionale garantito dal Trattato di Pace di Parigi del 1947 all’Allegato VIII (art. 1 comma 2);

– il Porto Franco di Trieste è un Ente di Stato del Territorio Libero di Trieste (art. 2 comma 1, Allegato VIII)  ovvero di uno Stato indipendente dichiarato e riconosciuto all’art. 21 del Trattato di Pace;

– la giurisdizione esclusiva di uno Stato è incompatibile con la lo status del Territorio Libero e del suo Porto Franco (art. 3 comma 2, Allegato VIII);

– nel Porto Franco valgono le leggi e i regolamenti in vigore nel Territorio Libero di Trieste (art. 4, Allegato VIII);

– il Direttore del Porto Franco ne ha la legale rappresentanza e non può essere né un cittadino italiano, né (ex) jugoslavo (art. 18, comma 2, Allegato VIII).

Il Trattato di Pace è stato firmato dall’Italia il 10 febbraio 1947 a Parigi, attuato nell’ordinamento italiano con il Decreto Legislativo del Capo Provvisorio dello Stato n. 1430 del 28 novembre 1947,  recepito nella Costituzione in vigore dal 1 gennaio 1948 all’art. 10, e ratificato il 25 novembre 1952 con legge n. 3504  tuttora vigente.   

Il Trattato di Pace è stato recepito nel Trattato di Roma del 1957 istitutivo della CEE il cui articolo 234 fa salvi gli effetti dei trattati anteriori.

In base all’art. 21 (comma 1) del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea costituisce obbligo per l’U.E. il rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale.

Il Trattato di Pace del 1947 non è mai stato emendato ed è tuttora pienamente in vigore costituendo la base dell’attuale ordinamento mondiale.

Gli obblighi derivanti dal Trattato di Pace non possono quindi essere in alcuno modo elusi dalla stessa Unione Europea. Si veda in tal senso l’interrogazione presentata al Parlamento Europeo il 1 marzo 2005 dal deputato Antonio De Poli, nella quale veniva messo in evidenza le particolari caratteristiche del territorio e del porto di Trieste quali aree extra comunitarie in quanto al di fuori del territorio della Repubblica Italiana. Nella risposta la Commissione Europea confermava che “la legislazione comunitaria non può naturalmente cambiare gli obblighi che scaturiscono da accordi internazionali concernenti Trieste”.

CHIESTO L’INTERVENTO DELLE NAZIONI UNITE

Trieste, 30 settembre 2012

Sabato 29 settembre 2012 si è svolta la  “marcia di sfondamento” sul Porto Franco Nord di Trieste organizzata dal Comune di Trieste.

L’iniziativa, fortemente sostenuta dagli organi di informazione locali, ad esclusione del giornale (indipendente) “La Voce di Trieste” (vedi qui articolo della Voce di Trieste sull’evento), che hanno anche falsificato propagandisticamente lo scarso numero dei partecipanti aumentandolo sino a “migliaia persone”, aveva lo scopo di appoggiare la tentata urbanizzazione speculativa edilizia privata illegittima dell’intera area portuale (70 ettari) situata nella parte settentrionale del porto, area sottoposta (con l’intero scalo Adriatico) ai vincoli e privilegi di Porto Franca internazionale dal Trattato di Pace di Parigi del 1947.

L’intervento “urbanistico” puramente speculativo si prefigge di “cambiare la destinazione d’uso” dell’unico porto internazionale europeo – e come tale al di fuori del territorio della Repubblica Italiana – per trasformarlo in un centro residenziale di lusso.

Il progetto avrebbe un valore di circa 1,5 miliardi di Euro, e benché sia anche economicamente impropronibile,  è sostenuto in prima linea dal Sindaco di Trieste Roberto Cosolini, dai parlamentari italiani Ettore Rosato, Roberto Antonione, Tamara Blazina, Roberto Menia, e dall’eurodeputata Debora Serracchiani (candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione).

La manifestazione del 29 settembre, a cui nonostante la notevole propaganda mediatica hanno preso parte poche centinaia di persone, è un ulteriore e preoccupante segnale da non sottovalutare. L’Italia tenta di dismettere il Porto Franco di Trieste e minaccia di declassarlo ad area urbana, ma farlo significherebbe violare il Trattato di Pace del 1947.

Importante quindi la reazione degli stessi cittadini di Trieste che con il Movimento Trieste Libera hanno in tempi rapidi organizzato una contro manifestazione a difesa della legalità internazionale, erigendo un “muro” umano all’ingresso del Porto Franco Nord. Un “muro” che il partito trasversale della speculazione edilizia non è riuscito a sfondare.

Sulla delicatissima situazione creatasi sul Porto Franco Internazionale di Trieste è ora stato chiesto l’intervento al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. 

Greenaction Transnational, associandosi all’azione avviata a tutela dei diritti e della legalità internazionale reiteratamente violati a Trieste dalle autorità italiane, evidenzia inoltre la drammatica situazione di inquinamento del Porto Franco Internazionale e del Territorio Libero di Trieste ed annuncia la prossima presentazione di uno specifico dossier al Consiglio di Sicurezza ONU.

IL SINDACO DI TRIESTE DEL PD CHIEDE LA TESTA DEGLI AMBIENTALISTI DI GREENACTION

IL SINDACO DI TRIESTE DEL PD (PD = PARTITO DEMOCRATICO = EX PARTITO COMUNISTA ITALIANO) CHIEDE LA TESTA DEGLI AMBIENTALISTI DI GREENACTION CHE SI OPPONGONO AL TRAFFICO DEI RIFIUTI DALLA CAMPANIA

Trieste, 17 giugno 2012 Il sindaco di Trieste Roberto Cosolini (P.D.) nel corso della seduta del Consiglio Comunale del 28 maggio scorso si è scagliato contro gli ambientalisti di Greenaction Transnational per la loro opposizione al traffico di rifiuti in corso dalla Campania a Trieste minacciando azioni legali.

I rifiuti campani vengono infatti bruciati a pagamento nell’inceneritore comunale gestito dalla società Acegas-Aps di cui l’azionista di maggioranza è proprio il Comune di Trieste. 

Un traffico di rifiuti nel nome del profitto quindi (lo smaltimento ha reso fino ad ora alla multi servizi semi privatizzata oltre 2 milioni di euro) e a discapito della salute pubblica, e contro il quale Greenaction ha preso fermamente posizione. Le oltre 25.000 tonnellate di rifiuti campani – di cui almeno 12.000 già incenerite – destinate a Trieste, incidono in maniera rilevante sull’inquinamento transfrontaliero già oltre i livelli di guardia investendo anche la vicina Slovenia con le inevitabili ricadute di diossine al suolo e nell’ambiente marino. Il video: LINK

Il sindaco di Trieste Cosolini non ha gradito che Greenaction abbia reso pubblico l’arrivo del primo treno “speciale” di rifiuti dalla Campania documentandolo con un video. Ecco così le minacce espresse nel corso del Consiglio Comunale in particolare contro Roberto Giurastante responsabile di Greenaction che nel video dell’associazione aveva commentato quanto stava accadendo all’insaputa dei cittadini e ne aveva informato i media. Secondo il democratico sindaco di Trieste Giurastante dovrebbe rispondere in sede penale e civile per avere portato danno al buon nome della società controllata dal Comune. Ecco qui l’intervento del sindaco di Trieste (dal minuto 26 al minuto 35) nella registrazione della seduta del Consiglio Comunale. Un intervento di carattere intimidatorio – contestato in aula solamente dal Movimento 5 Stelle –  che ovviamente non farà desistere la nostra associazione dalla richiesta ferma di trasparenza su quanto sta accadendo nella più che anomala gestione nazionale dell’emergenza dei rifiuti campani. Richiesta che a breve porterà alle opportune azioni di tutela a livello internazionale.

*Roberto Giurastante, per le sue inchieste e le sue denunce sui traffici dei rifiuti che hanno devastato questa particolare area di confine tra Italia, Trieste e Slovenia, ha gia subito intimidazioni, aggressioni giudiziarie e minacce di morte anche di stampo mafioso. Secondo fonti indipendenti della vicina Slovenia Giurastante sarebbe considerato soggetto “sgradito” dai servizi segreti italiani anche per il suo ruolo nell’opposizione internazionale ai progetti dei terminali di rigassificazione nell’Alto Adriatico. Un ambientalista scomodo da bloccare.

CASO CHAP(2011)02184: EUROPA DI FRONTE ALLA QUESTIONE TRIESTE

Il procedimento CHAP(2011)02184 della Commissione Europea è un caso molto particolare e delicato. Un’inchiesta nei confronti dell’Italia che rischia di riscrivere la storia. In discussione la simulazione di sovranità italiana su Trieste e sul suo Porto Franco internazionale. E di conseguenza la stessa validità della legislazione comunitaria a Trieste tutt’ora, …

IL CASO DAVIDE OMET E I DIRITTI UMANI CALPESTATI

Pubblichiamo, associandoci, l’appello pervenuto dal Comitato per la Legalità di Trieste. Il caso riguarda i diritti umani negati ai più deboli, ai più sofferenti, da uno Stato padrone “assoluto” della vita di ognuno. Situazioni simili, casi non isolati – come ci confermano costantemente gli amici della rete delle Legalità – …

“ECO TERRORISTI” E “SCHIAVI” COLORO CHE SI OPPONGONO AI TERMINALI GAS NEL GOLFO DI TRIESTE?

Nell’ottobre del 2009 nel corso di una trasmissione televisiva l’assessore allo sviluppo economico del Comune di Trieste Paolo Rovis portava un pesante attacco nei confronti degli ambientalisti di Greenaction Transnational – Alpe Adria Green e della Repubblica di Slovenia accusandoli di opporsi pretestuosamente alla realizzazione del terminale di rigassificazione della …

IL CASO TRIESTE: NUOVA ECCEZIONE SULLA GIURISDIZIONE E SULLA SOVRANITÀ ITALIANA PRESENTATA DALL’AVV. LIVIO BERNOT

Trieste, 5 gennaio 2012 Si allarga la questione Trieste. Dopo l’eccezione sollevata il 14 dicembre nel Tribunale di Trieste da Roberto Giurastante, presidente del movimento ambientalista e di difesa dei diritti civili Greenaction Transnational, sulla carenza di legittimazione delle autorità italiane nella provincia di Trieste (vedi articolo “Processo agli ambientalisti …