Il libro-inchiesta “Tracce di legalità” di Roberto Giurastante

Alla sede triestina di Greenaction Transnational, in Piazza della Borsa 7 (c/o  Trieste Libera, ammezzato) si può acquistare la nuova edizione aggiornata dello straordinario libro-inchiesta TRACCE DI LEGALITÀ – come le mafie e le corruzioni italiane inquinano il Territorio Libero di Trieste di Roberto Giurastante (548 pagine, 20 euro).

 

Il libro può essere acquistato nel seguente orario:

Lunedì – venerdì: 9.30 –12 e 16-19 Sabato: 9 – 19

Telefono: (+39) 040 2470772

 

Si tratta di un libro-inchiesta formidabile e documentatissimo, che ripercorre le indagini dell’autore sull’inquinamento di Trieste e sul sistema di governo che se ne è reso responsabile. Approfittando per decenni delle tensioni della Guerra Fredda infatti, a Trieste si è consolidato un sistema di corruzione di stampo mafioso che, in cambio dell’obbedienza alla Repubblica Italiana ha potuto godere di immunità e coperture istituzionali abnormi. Dal libro emerge l’intera rete di questo “sistema” che prospera derubando e impoverendo ogni giorno di più i cittadini, le imprese e l’ambiente del Territorio Libero di Trieste, che per salvarsi devono fine a questo sistema di corruzione.

 

Roberto Giurastante è già riuscito a piegarlo con denunce all’Unione Europea che hanno fatto aprire procedure d’infrazione contro l’Italia per violazioni a Trieste delle normative comunitarie sullo smaltimento dei rifiuti, sulla depurazione delle acque, sulla prevenzione radiologica (caso centrale nucleare di Krško), delle Direttive Seveso sugli impianti industriali a rischio, sull’inquinamento atmosferico e sul piano di emergenza esterna per il porto nucleare di Trieste.

 

A breve il libro uscirà anche in edizione inglese con il titolo “TRACKS OF LEGALITY – how Italian corruptions and mafias pollute the Free Territory of Trieste”.

Caratteristiche del libro:

Pagine: 548

Bianco e nero

Formato 14,8 x 21 cm (A5)

Rilegatura brossura fresata

Copertina morbida 4 colori

Costo del volume: 20 Euro

DISCARICA MARINA DI PORTO SAN ROCCO (MUGGIA): LA COMMISSIONE EUROPEA CONFERMA LA CONDANNA DELL’ITALIA E L’OBBLIGO DI BONIFICA

Con comunicazione del 17 luglio la Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea ha confermato la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per la discarica di Porto San Rocco a Muggia. La discarica a mare era stata realizzata occultandovi 18 mila metri cubi di rifiuti tossico nocivi (idrocarburi policiclici aromatici, policlorobifenile, …

L’INQUINAMENTO TRANSFRONTALIERO ITALIA-SLOVENIA APPRODA AL PARLAMENTO EUROPEO

SOTTO ACCUSA FERRIERA DI SERVOLA, INCENERITORE E DEPURATORE FOGNARIO DI TRIESTE

Il Parlamento Europeo ha accolto la petizione (a cui è stato assegnato il n° 1459/07) presentata da Greenaction Transnational sull’inquinamento industriale continuato della città e provincia di Trieste e dell’area transconfinaria italo-slovena. Nella petizione presentata dall’associazione ambientalista ai sensi dell’art. 194 del Trattato CE viene denunciato l’inquinamento prodotto dai tre maggiori impianti industriali della provincia di Trieste: Ferriera di Servola (impianto siderurgico), inceneritore Acegas-APS (che tratta i rifiuti provenienti dall’intera regione) e depuratore fognario di Servola (il principale della regione).

Questi impianti rappresentano le maggiori fonti di inquinamento nell’area di confine e le loro emissioni e i loro scarichi investono direttamente le vicine Slovenia e Croazia determinando un inquinamento internazionale delle acque e dell’atmosfera. Nella petizione di Greenaction viene evidenziato che nonostante la pericolosità della Ferriera di Servola il Comune di Trieste ha consentito l’urbanizzazione dell’area un tempo rurale a ridosso dello stabilimento, trasformandola in un quartiere periferico densamente abitato.

Le emissioni di gas e polveri delle lavorazioni siderurgiche a ciclo continuo investono perciò direttamente migliaia di persone, tra lavoratori e residenti, e si diffondono con i venti in un circondario ancora più vasto, che include la città, il Carso, la cittadina di Muggia e territori di confine della Slovenia.

La rilevanza e la tossicità di tali emissioni, sia assoluta che per accumulo nei tessuti viventi, nel suolo e nel mare, è notoriamente provata da decenni e reca gravissimo pericolo e danno alla salute pubblica ed all’ambiente, suscitando forte allarme sociale.

Pur in presenza di una situazione di tale gravità le competenti autorità amministrative locali omettono tuttavia vistosamente da anni di assumere i necessari provvedimenti decisivi nei confronti dei grandi gruppi industriali avvicendatisi nella proprietà dello stabilimento.

Altrettanto vale per le notorie ed assommate emissioni inquinanti continue prodotte nella medesima area urbana, provinciale e transfrontaliera dall’inceneritore comunale privatizzato dei rifiuti solidi, le cui emissioni tossiche vengono misurate in percentuale al camino e non anche per quantità totale, accumulo e diffusione, nonché dal depuratore fognario fuori norma della città, il cui scarico sottomarino immette al largo nel Golfo di Trieste enormi quantità di liquami tossici. La Riserva di Miramare, una delle quattro aree marine italiane protette, si trova a circa 6 Km dallo scarico del principale collettore fognario di Trieste (quello di Servola) e a 2 Km da quello di Barcola (che scarica davanti alla zona balneare di Trieste).

Vi è pertanto una situazione di crescente ed esteso pericolo e danno sanitario ed ambientale, in presenza di una generale inerzia o quantomeno inefficacia istituzionale che può ragionevolmente lasciar supporre anche implicite od esplicite pressioni ostative politico-industriali localmente rilevanti.

 

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CARSO TRIESTINO: INQUINAMENTO IPOGEO

UNA GROTTA INQUINATA OGNI 1,65 CHILOMETRI QUADRATI Il Carso si trova a pagare un pesante tributo al disastro ambientale con cui negli ultimi decenni è stata devastata la piccola provincia di Trieste. Oltre alle tante ancora occultate discariche in superficie il lascito delle ecomafie, che in questo lembo dell’estremo nord …

“COSTA DEI MORTI” ALLA DIOSSINA ?

Un terrapieno-discarica a mare di diossine ed altri veleni realizzato nella Zona Industriale di Trieste sarebbe stato usato anche per sbarazzarsi di residui cimiteriali delle esumazioni di cittadini senza famiglia o poveri senza tomba propria: l’organizzazione ambientalista e per i diritti umani Greenaction Transnational chiede immediati accertamenti e bonifica. La …