“COSTA DEI MORTI” ALLA DIOSSINA ?

Un terrapieno-discarica a mare di diossine ed altri veleni realizzato nella Zona Industriale di Trieste sarebbe stato usato anche per sbarazzarsi di residui cimiteriali delle esumazioni di cittadini senza famiglia o poveri senza tomba propria: l’organizzazione ambientalista e per i diritti umani Greenaction Transnational chiede immediati accertamenti e bonifica. La …

PATATE SCOTTANTI

Trieste, 2.09.2013 Da settimane nell’inceneritore di Trieste si stanno smaltendo patate avariate di sconosciuta provenienza. Il carico sarebbe giunto via marittima e non risulterebbero essere stati fatti controlli sulla effettiva tossicità dei tuberi. La notizia conferma che l’inceneritore di Trieste situato in Via Errera all’interno del porto di Trieste è …

DISCARICA ABUSIVA DI PORTO SAN ROCCO: CONFERMATO IL PROCEDIMENTO DI INFRAZIONE DA PARTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA

PROPOSTA UNA SANZIONE DA 284.800 EURO AL GIORNO

Trieste, 2.08.2013

La Commissione Europea ha confermato il procedimento di infrazione contro l’Italia per la discarica abusiva realizzata all’interno del marina turistico di Porto San Rocco. Il procedimento prende l’avvio dalla petizione 732/2010 presentata da Greenaction Transnational al Parlamento Europeo nella quale veniva denunciata la presenza della pericolosa discarica occultata all’interno del Marina di Porto San Rocco a Muggia.

La discarica da almeno 18.000 metri cubi di rifiuti tossico nocivi era stata realizzata in prossimità costruendoci sopra un’area verde ed un parco gioco per bambini. Nonostante la sua pericolosità (presenza di metalli pesanti, idrocarburi, PCB) per la salute, e le denunce di Greenaction nessun intervento di bonifica per la discarica è stato predisposto dalle amministrazioni pubbliche, a partire dal Comune di Muggia in cui ricade.

La discarica è stata quindi inserita dalla Commissione Europea nella procedura di infrazione n. 2003/2077 relativa alle 255 discariche abusive esistenti in 18 regioni italiane.

L’Italia ad oggi non si è ancora conformata alle richieste della Commissione Europea avviando la bonifica effettiva di tutte le discariche compresa quella di Porto San Rocco, ed ora rischia di essere condannata dalla Corte di Giustizia Europea ad una pesante sanzione pecuniaria che la Commissione Europea ha già determinato in 284.800 Euro al giorno.

TUTTI COLPEVOLI, QUINDI INNOCENTI: L’INSCALFIBILE SISTEMA DELLA CORRUZIONE ITALIANA A TRIESTE

SCANDALO FONDI PUBBLICI ALLE ASSOCIAZIONI: CHIESTA L’ARCHIVIAZIONE DALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI TRIESTE Non può che destare sgomento (almeno per chi crede nella giustizia…) l’incredibile richiesta di archiviazione che la Procura della Repubblica di Trieste ha presentato nei confronti dell’esposto di Greenaction sullo scandalo dei fondi comunali destinati alle associazioni …

ATTACCO ALL’HERMADA

UN SANTUARIO STORICO E NATURALISTICO NEL MIRINO DEL PARTITO DEL CEMENTO  Il massiccio dell’Hermada/Grmada si trova nella parte settentrionale della provincia di Trieste, o meglio dell’attuale Territorio Libero di Trieste, di cui costituisce il confine naturale e geografico. Si tratta di una serie di colline che dalla Slovenia scende verso …

IL MISTERO DEI FUSTI SCOMPARSI

ARMI CHIMICHE E INQUINAMENTI DI STATO NEL CARSO Trieste, 25 aprile 2013 – Nove mesi fa Greenaction lanciava pubblicamente l’allarme per la  presenza nella provincia di Trieste di ex depositi di armi chimiche delle Forze Armate Italiane. Tra questi una rete sotterranea fortificata realizzata durante la seconda guerra mondiale e …

CINGHIALI PERIURBANI A TRIESTE: GESTIRLI INVECE DI MASSACRARLI

È scoppiato il caso dei cinghiali alla periferia urbana di Trieste, dovuto in realtà ad inerzie annose di amministratori pubblici che ora vorrebbero prenderli a fucilate tra le case e nei parchi e boschi dove migliaia di cittadini passeggiano, corrono, vanno in bicicletta e portano a spasso i bambini ed i cani.

Il problema ha aspetti ambientali, pratici ed etici.

L’abbandono delle coltivazioni e della landa da pascolo attorno alla città ha fatto riestendere da decenni l’ecosistema dei boschi dal Carso triestino, in continuità con la verde Slovenia, sino alla periferia urbana, facendovi ritornare dopo i caprioli anche i cinghiali, e sull’altopiano pure alcuni cervi, daini, una colonia di camosci e qualche lupo e giovane orso di passaggio.

Tutte presenze pregevoli, discrete, elusive ed equilibrate naturalmente da selezione, competizione e disponibilità di cibo naturali, con l’ovvia condizione che ormai bisogna recintare anche qui le coltivazioni appetibili.

É invece l’innaturale disponibilità eccessiva di scarti alimentari abbandonati od offerti dall’uomo a causare esplosioni numeriche ed invadenze urbane dei selvatici onnivori, che diventano confidenti sino ad avvicinare le persone aspettandosi del cibo.

Finché sono scoiattoli o caprioli la gente se ne compiace, mentre coi cinghiali si spaventa, anche se sono animali pacifici se non vengono maltrattati o se ne minacciano i cuccioli (qui ci risulta sinora un unico caso, al Farneto, di un maschio che dopo essere stato attaccato da cani sciolti si mostra ora ostile a cani e padroni).

Ma in concreto a Trieste questi imbarazzi riguardano soltanto un piccolo numero di cinghiali dei boschi periurbani che vanno anche a cercare e ricevere cibo tra le case della periferia.

I rischi per il traffico non dipendono inoltre da questi animali né dai caprioli, che attraversano con minore cautela, ma dal mancato adeguamento dei segnali e dei limiti di velocità sulle strade che costeggiano i boschi, e dagli irresponsabili che vi superano di molto i 50 all’ora, specie di notte.

La questione etica è ovviamente se e quanto sia giusto ed onorevole uccidere senza necessità degli esseri viventi innocui o che non hanno comunque nessuna possibilità di difendersi. Ed occorre rifletterci su seriamente.

Le soluzioni per i cinghiali triestini sono comunque quelle logiche ed abbastanza semplici di tutta l’Europa civile: monitorare rapidamente, anche avvalendosi di volontari animalisti, questa piccola popolazione marginale semidomesticata; catturare gli esemplari invadenti od in soprannumero con il normale anestetico o con gabbie ed esche di cibo, per trasferirli altrove anche donandoli a parchi-zoo e zone di ripopolamento (facciamo già appello in tal senso); limitarne l’avvicendamento con altri cinghiali smettendo di lasciare in giro scarti commestibili ed evitando di nutrire i nuovi arrivati; dotare le strade ai margini dei boschi di segnali e limiti di velocità adeguati, e farli osservare.

Rispettando così doverosamente le sensibilità sia di chi si preoccupa per questi ospiti insoliti, sia delle persone che vi si sono affezionate nutrendo adulti e cuccioli, e che invece di venire ottusamente minacciate di sanzioni possono essere valorizzate come volontari per le suddette soluzioni civili, tempestive e sostenibili del problema.