VELENI ED ALTRI PERICOLI INDUSTRIALI

Perché non si applica la “LEGGE SEVESO”?

Si tratta della normativa italiana che prende nome dal colossale disastro ambientale di Seveso, e precisamente del Decreto Legislativo 17 agosto 1999 n. 334 – Seveso Bis e Decreto Legislativo 21 settembre 2005 n. 238 in attuazione delle Direttive 96/82/CE e 2003/105/CE.

Gli stabilimenti industriali che la legge Seveso classifica “a rischio di incidente rilevante”, prescrivendo speciali salvaguardie, nella provincia di Trieste sono almeno otto, e concentrati tutti in un’area ristretta e densamente urbanizzata compresa tra il porto nuovo di Trieste, a ridosso di rioni della città, e le foci del Rio Ospo nel comune di Muggia:

SILONE (depositi costieri idrocarburi);

– la Ferriera di Servola (acciaierie e impianti metallurgici);

– il terminale petrolifero SIOT  (Oleodotto Transalpino) che é anche il principale del Mediterraneo;

– i depositi SIOT di idrocarburi al servizio del terminale petrolifero;

– la Alder (stabilimento chimico con produzione e depositi di formaldeide);

– i DCT – Depositi Costieri Trieste (oli minerali);

– i DCM – Depositi Costieri Muggia (oli minerali);

– la Linde Gas (produzione e deposito di gas tecnici tra cui protossido di azoto e ossigeno liquido);

– la GTS (depositi di gas liquefatti).

A questi va ora aggiunto l’inceneritore ACEGAS-APS, ricadente nella legge Seveso come da  circolare del 31 gennaio 2007 n. DCPST/A4/RS/400 del Ministero dell’Interno.

Le inadeguate distanze di sicurezza tra questi stabilimenti (in alcuni casi poche decine di metri) e la pericolosità dei prodotti trasportati, elaborati e/o immagazzinati, li assoggettano alle disposizioni degli artt. 12 – 13 del Dlgs 334 del 17/08/1999 sull’effetto “domino” di possibili incidenti concatenati con conseguenze disastrose.

La normativa di riferimento obbliga perciò le amministrazioni pubbliche a predisporre dei piani di emergenza esterni e ad informarne preventivamente  la popolazione esposta ai rischi diretti ed indiretti.  

I piani di emergenza spettano alle Prefetture e l’informazione alle Regioni in collaborazione con le amministrazioni locali (Comuni).

Nella provincia di Trieste questi obblighi sono invece completamente disattesi: benché le norme siano in vigore da anni, non risultano mai ancora realizzati né i piani d’emergenza, né le campagne d’informazione pubblica preventiva!

E non solo: da quanto abbiamo potuto accertare le Autorià prevedono  piani di emergenza soltanto per quattro degli stabilimenti sottoposti alla legge Seveso (SILONE, SIOT, DCT e ALDER) esentandone gli altri (FERRIERA di Servola, LINDE GAS, GTS, D.C.M.) in base a dichiarazioni (autocertificazioni) fornite dalle stesse imprese.

Le loro schede informative risultano inoltre generiche, autocertificative, non firmate e  non sembrano soddisfare nemmeno in questo le prescrizioni di legge (Dlgs 238/05 art. 4 comma 3), che impongono la massima completezza e titolarità dei dati assieme all’inventario aggiornato delle sostanze pericolose presenti nello stabilimento, alle informazioni che possono consentire di prendere decisioni in merito all’insediamento di nuovi stabilimenti o alla costruzione di insediamenti attorno agli stabilimenti già esistenti (insediamenti che le autorità locali hanno invece sempre consentito con straordinaria leggerezza).

Eppure la situazione di rischio è grave e concreta, anche in relazione agli impianti di cui é meno nota la pericolosità, come la LINDE GAS, che confina con la FERRIERA in continua combustione, e produce e immagazzina ossigeno liquido e ammoniaca anidra, ambedue estremamente pericolosi e infiammabili (l’ammoniaca anidra può formare miscele esplosive al solo contatto con l’aria); mentre la ALDER produce formaldeide, metanolo e acetaldeide, prodotti chimici altamente tossici e/o letali (in particolare formaldeide e metanolo, sostanze cancerogene e teratogene).

E nel raggio di soli 5 km da questi impianti a rischio si trovano non solo l’intera zona industriale, con i terminali e depositi di idrocarburi e quant’altro, ma anche 23 scuole, 3 ospedali e buona parte delle città di Trieste e di Muggia e del Comune di Dolina.

Tanto più necessaria è dunque l’informazione preventiva ai cittadini, sul cui obbligo ed aggiornamento continuo l’Unione Europea è assolutamente tassativa  (Dir. 2003/105/Ce, art. 13):

“Gli Stati membri provvedono affinché le informazioni sulle misure di sicurezza da adottare e sulle norme di comportamento da osservare in caso di incidente siano fornite d’ufficio, regolarmente e nella forma più idonea, a ogni persona e a ogni struttura frequentata dal pubblico (quali scuole e ospedali) che possono essere colpite da un incidente rilevante verificatosi in uno degli stabilimenti di cui all’articolo 9. Tali informazioni sono riesaminate ogni tre anni e, se del caso, ridiffuse e aggiornate almeno ogni volta che siano modificate ai sensi dell’articolo 10. Esse devono essere permanentemente a disposizione del pubblico. L’intervallo massimo di ridiffusione delle informazioni alla popolazione non può, in nessun caso, essere superiore a cinque anni.”

Ed a tutto ciò va aggiunto che le stesse Autorità che hanno consentito questa concentrazione abnorme di impianti pericolosi mantenendola anche fuori prevenzione e sicurezza, vorrebbero aggravarla oltre ogni limite inserendovi un terminale di rigassificazione del GPL con relativi depositi da 300.000 mc, in adiacenza al terminale petrolifero ed a distanze minime dagli altri stabilimenti pericolosi. Così in caso di incidente o di attentato l’effetto domino amplificherebbe le conseguenze già catastrofiche non solo su Trieste, Muggia e Dolina, ma sino oltreconfine, in Slovenia.

 

Ecco la risposta della Ferriera di Servola a cui sono stati chiesti direttamente i piani di emergenza:

“La richiesta non può essere evasa da parte della Servola in quanto la predisposizione dei “Piani di Emergenza Esterni”, giusto quanto disposto dalla specifica normativa di settore (nello specifico il D. Lgs 334/99 “Seveso-Bis” e successive integrazioni) attribuisce alla Prefettura il compito di predisporre i Piani di Emergenza Esterni. In tale contesto i gestori degli impianti sul territorio che ricadono nel campo di applicazione della normativa hanno il compito e l’obbligo di trasmettere alla prefettura e agli altri organi tecnici competenti (che si coagulano poi nel Comitato Tecnico Regionale, coordinato dall’Ispettorato Regionale dei VVFF) le informazioni necessarie ai fini della predisposizione di tale Piano di Emergenza Esterno. Servola ha a suo tempo trasmesso agli Enti quanto previsto dalla normativa (tale documentazione include la definizione degli “incidenti” previsti potersi generare nello stabilimento con possibile impatto sull’esterno, con un documento di sintesi  già trasmesso agli organi competenti e al Comune di Trieste ai fini dell’informazione della popolazione).”

 

Perché il Comune di Trieste non ha messo a disposizione dei cittadini tutte le informazioni sui rischi di incidente che la società ha da tempo consegnato all’amministrazione comunale? E dove è il piano di emergenza che la Prefettura avrebbe dovuto predisporre?

 

SCARICA QUI la richiesta da compilare e inviare al Comune di residenza e alla Prefettura di Trieste per richiedere le informazioni obbligatorie per legge sugli impianti industriali a rischio nella provincia di Trieste (leggere sopra l’elenco e scegliere gli impianti che ricadono nel territorio comunale di residenza).

VAI AL VIDEO sulla violazione della Legge Seveso e sugli impianti industriali a rischio di incidente rilevante della provincia di Trieste.