VIOLAZIONE DIRETTIVA SEVESO A TRIESTE: ARCHIVIAZIONE E RIPARTENZA

LA COMMISSIONE EUROPEA VUOLE ACCERTARE L’EFFETTIVO ADDESTRAMENTO DELLA POPOLAZIONE E L’ESISTENZA DEL PIANO PER L’EFFETTO DOMINO

Trieste, 7 marzo 2012

La Commissione Europea ha comunicato di avere archiviato il 27 febbraio il procedimento di infrazione contro l’Italia per la vìolazione della direttiva Seveso a Trieste in merito alla mancata campagna di informazione preventiva sui rischi degli stabilimenti industriali. Il procedimento era stato avviato a seguito di denuncia presentata ed integrata da Roberto Giurastante responsabile di Greenaction Transnational. Contro la richiesta di archiviazione Greenaction aveva presentato opposizione il 18.11.2011 contestando che in realtà le informazioni fornite dalle autorità italiane ai cittadini non erano sufficienti a garantire una preparazione per affrontare i possibili eventi incidentali agli stabilimenti industriali.

Infatti la direttiva Seveso impone sia un’informazione efficace, sia la verifica sul campo delle campagne di informazione preventiva. Il Decreto legislativo 334/1999 che in Italia recepisce la direttiva 96/82/CEE stabilisce all’art. 20 comma 3 che il piano di emergenza  venga riesaminato, sperimentato e se necessario riveduto ed aggiornato dal Prefetto ad intervalli appropriati e comunque non superiori a tre anni. La sperimentazione consiste nell’addestramento sul campo dei cittadini interessati, e degli organismi delle autorità pubbliche coinvolti nella pianificazione di emergenza. Questo, come detto, almeno ogni tre anni.

Ma nella provincia di Trieste nessuna effettiva campagna di addestramento preventiva è stata predisposta per verificare sul campo i predetti piani di emergenza esterni degli stabilimenti industriali.

Come ribadito nell’opposizione di Greenaction non è in discussione la semplice modalità di attuazione della campagna di informazione sui rischi degli stabilimenti industriali, ma anche la sua realizzazione concreta con le misure previste dalla direttiva Seveso. Le esercitazioni pubbliche da svolgere ogni tre anni sono il completamento della campagna di informazione, e senza le esercitazioni la stessa campagna informazione non avrebbe alcun significato reale.

Sempre nell’opposizione Greenaction ha anche evidenziato  la totale assenza a Trieste e provincia dell’obbligatorio studio sull’effetto domino, ovvero sulle conseguenze degli incidenti a catena agli stabilimenti industriali. Fatto questo gravissimo in considerazione che nell’area portuale industriale si trovano il principale terminale petrolifero del Mediterraneo, depositi costieri di combustibile, di ossigeno liquido, di gas, uno stabilimento siderurgico, un’inceneritore, e che in questa situazione ‘esplosiva’ sia stato autorizzato il terminale di rigassificazione di Zaule della spagnola Gas Natural.

L’obbligo di valutare “l’Effetto Domino” è stato stabilito dall’art. 8, paragrafi 1 e 2 della Direttiva 96/82/CE.

La Commissione Europea ha quindi comunicato che a seguito dell’opposizione di Greenaction, pur essendo stato chiuso il procedimento relativo alla campagna informativa pubblica sui rischi industriali, è stata avviata una nuova indagine per accertare se la popolazione sia mai stata coinvolta nell’addestramento sul campo con la sperimentazione dei piani di emergenza e dell’obbligatorio studio integrato sull’effetto domino.

Della situazione è stato interessato anche il Parlamento Europeo.