CARSO: EMERGENZA DISCARICHE

Sul Carso nuove discariche emergono da uno scomodo passato che si sta cercando di nascondere.

La discarica che si può vedere nel video girato da GREENACTION TRANSNATIONAL si trova a ridosso di un centro polisportivo e dell’area artigianale del Comune di Sgonico (Trieste), a non più di 2 Km dalla famosa Grotta Gigante, una delle maggiori attrazioni turistiche del Carso. La discarica ha una lunghezza di circa 250 metri ed è coperta dalla vegetazione. Tra i tanti cumuli di rifiuti spiccano quelli con affioramenti di cemento amianto (anche sbriciolato) fatto questo che deve destare un giustificato allarme vista la presenza nei paraggi di centri frequentati dal pubblico.

Ma cosa è successo sul Carso triestino dalla fine della seconda guerra mondiale ai giorni nostri? Un disastro ambientale che ha inciso profondamente il territorio portando danni incalcolabili e che ha visto come protagoniste le amministrazioni pubbliche. Il Carso che era riuscito a superare le dure prove belliche di due conflitti mondiali ha dovuto piegarsi alle mafie dei rifiuti. L’inquinamento del Carso è il frutto di un accordo tra gli inquinatori e lo stato. Insomma: una devastazione ambientale istituzionalizzata.

Almeno 100 le discariche, oltre 300 le grotte inquinate. Per decenni sull’altopiano carsico si sono scaricati rifiuti tossico nocivi quali idrocarburi, metalli pesanti, acidi, amianto, scorie radioattive, fanghi industriali. In alcune grotte si trovano tuttora dei veri laghi di petrolio. La contaminazione dei corsi d’acqua sotterranei tra i quali il Timavo è stata pesantissima.

Difficilissima la bonifica non essendo ancora conosciuta la reale estensione dell’inquinamento. Impossibile in alcuni casi intervenire come ad esempio per le grotte utilizzate come discariche di idrocarburi.

 

VAI AL VIDEO sulla discarica di Borgo Grotta Gigante: LINK

VAI AL VIDEO sul Pozzo del Cristo (una delle grotte utilizzata come discarica per idrocarburi e fanghi industriali): LINK

CARICATI I RIFIUTI RADIOATTIVI NEL PORTO DI TRIESTE

Trieste, 8 novembre 2012

Si è svolto questa mattina il carico dei rifiuti radioattivi italiani nel porto di Trieste. L’operazione è stata portata a termine con l’imbarco sul cargo danese SEA BIRD delle scorie arrivate con un convoglio stradale dal Piemonte. La SEA BIRD aveva fatto scalo durante la notte nel porto sloveno di Koper-Capodistria dove aveva già caricato un’altra imprecisata quantità di rifiuti radioattivi provenienti in parte dall’Austria.

ITALIA E SLOVENIA NEGANO ALLA POPOLAZIONE LE OBBLIGATORIE MISURE DI SICUREZZA PREVENTIVE

L’intera operazione, iniziata alle due della mattina e completata entro le 10, è stata coperta dalla massima segretezza, tanto che né le autorità slovene, né quelle italiane hanno ritenuto necessario comunicare alla popolazione interessata le misure di sicurezza da adottare in caso di incidente o attentato al carico di materiale radioattivo.

Misure di sicurezza che peraltro sono alla base dell’obbligatorio piano di emergenza esterno che avrebbe dovuto essere comunicato alle amministrazioni pubbliche locali per la predisposizione del materiale informativo da distribuire alla popolazione. Un piano di emergenza esterno che in questo caso doveva essere redatto congiuntamente da Italia e Slovenia date le caratteristiche transfrontaliere dell’operazione.

Da rimarcare inoltre che il porto di Trieste, utilizzato dall’Italia per questo tipo di attività “scomode” è uno scalo internazionale regolato dall’Allegato VIII del Trattato di Pace che vieta espressamente all’Italia – e a qualsiasi Stato –  di prendere il controllo su di esso. Il Porto Franco Internazionale di Trieste è un ente di Stato del Territorio Libero, e come tale ovviamente al di fuori della sovranità dello Stato Italiano.

IL SINDACO DI TRIESTE DEL PD CHIEDE LA TESTA DEGLI AMBIENTALISTI DI GREENACTION

IL SINDACO DI TRIESTE DEL PD (PD = PARTITO DEMOCRATICO = EX PARTITO COMUNISTA ITALIANO) CHIEDE LA TESTA DEGLI AMBIENTALISTI DI GREENACTION CHE SI OPPONGONO AL TRAFFICO DEI RIFIUTI DALLA CAMPANIA

Trieste, 17 giugno 2012 Il sindaco di Trieste Roberto Cosolini (P.D.) nel corso della seduta del Consiglio Comunale del 28 maggio scorso si è scagliato contro gli ambientalisti di Greenaction Transnational per la loro opposizione al traffico di rifiuti in corso dalla Campania a Trieste minacciando azioni legali.

I rifiuti campani vengono infatti bruciati a pagamento nell’inceneritore comunale gestito dalla società Acegas-Aps di cui l’azionista di maggioranza è proprio il Comune di Trieste. 

Un traffico di rifiuti nel nome del profitto quindi (lo smaltimento ha reso fino ad ora alla multi servizi semi privatizzata oltre 2 milioni di euro) e a discapito della salute pubblica, e contro il quale Greenaction ha preso fermamente posizione. Le oltre 25.000 tonnellate di rifiuti campani – di cui almeno 12.000 già incenerite – destinate a Trieste, incidono in maniera rilevante sull’inquinamento transfrontaliero già oltre i livelli di guardia investendo anche la vicina Slovenia con le inevitabili ricadute di diossine al suolo e nell’ambiente marino. Il video: LINK

Il sindaco di Trieste Cosolini non ha gradito che Greenaction abbia reso pubblico l’arrivo del primo treno “speciale” di rifiuti dalla Campania documentandolo con un video. Ecco così le minacce espresse nel corso del Consiglio Comunale in particolare contro Roberto Giurastante responsabile di Greenaction che nel video dell’associazione aveva commentato quanto stava accadendo all’insaputa dei cittadini e ne aveva informato i media. Secondo il democratico sindaco di Trieste Giurastante dovrebbe rispondere in sede penale e civile per avere portato danno al buon nome della società controllata dal Comune. Ecco qui l’intervento del sindaco di Trieste (dal minuto 26 al minuto 35) nella registrazione della seduta del Consiglio Comunale. Un intervento di carattere intimidatorio – contestato in aula solamente dal Movimento 5 Stelle –  che ovviamente non farà desistere la nostra associazione dalla richiesta ferma di trasparenza su quanto sta accadendo nella più che anomala gestione nazionale dell’emergenza dei rifiuti campani. Richiesta che a breve porterà alle opportune azioni di tutela a livello internazionale.

*Roberto Giurastante, per le sue inchieste e le sue denunce sui traffici dei rifiuti che hanno devastato questa particolare area di confine tra Italia, Trieste e Slovenia, ha gia subito intimidazioni, aggressioni giudiziarie e minacce di morte anche di stampo mafioso. Secondo fonti indipendenti della vicina Slovenia Giurastante sarebbe considerato soggetto “sgradito” dai servizi segreti italiani anche per il suo ruolo nell’opposizione internazionale ai progetti dei terminali di rigassificazione nell’Alto Adriatico. Un ambientalista scomodo da bloccare.

NO AI RIFIUTI DELLE MAFIE

PROTESTA IN OCCASIONE DELL’ARRIVO DEL MINISTRO DELL’AMBIENTE CLINI A TRIESTE

Trieste, 26 maggio 2012 – Si è tenuto in mattinata il presidio organizzato da Greenaction Transnational e Trieste Libera per contestare il traffico di rifiuti dalla Campania a Trieste. Il presidio è stato organizzato in occasione dell’arrivo del ministro dell’ambiente Corrado Clini alla conferenza del Comune di Trieste sullo stato dell’ambiente e della salute.

Mentre a parole si illudono i cittadini con improbabili soluzioni per uscire da una drammatica emergenza ambientale frutto di un malgoverno del territorio pluridecennale, nei fatti Trieste continua ad essere utilizzata come comoda discarica di Stato. Venticinquemila tonnellate di rifiuti campani che ora vengono portati anche con i treni, sono la testimonianza dell’alta considerazione italiana per una terra di conquista.

Di fronte ai vergognosi silenzi degli amministratori pubblici, Trieste Libera ha annunciato l’avvio di una campagna di liberazione fiscale del Comune di Trieste. A partire proprio dalla TARSU la tassa sui rifiuti, che i triestini devono pagare (e ben più alta che in molte parti d’Italia) mentre l’amministrazione comunale fa affari sulla loro pelle importando a pagamento i rifiuti da tutto il paese che vengono bruciati nell’inceneritore comunale, producendo un pesante inquinamento, e rendendo così semplicemente inutile la raccolta differenziata imposta a suon di sanzioni ai propri cittadini inquinati e avvelenati.

 

ARRIVATO IL PRIMO TRENO DEI RIFIUTI CAMPANI

TRIESTE, UNA COMODA PATTUMIERA PER I RIFIUTI DELLE MAFIE ITALIANE

Trieste, 18 maggio 2012

È arrivato ieri mattina a Trieste il primo treno di rifiuti dalla Campania. Il treno proveniente da Caserta, dopo lo smistamento alle stazioni di Campo Marzio e di Aquilinia, ha raggiunto nel primo pomeriggio la zona industriale posta sul canale navigabile di Zaule, dove i container sono stati scaricati sui camion per il trasporto al vicino inceneritore di Trieste (sull’altro lato del canale navigabile). Ventisei i container di rifiuti non  meglio precisati destinati all’incenerimento (foto a lato: uno dei container sul treno in sosta alla Stazione di Campo Marzio).

I rifiuti come di prassi accade vengono poi bruciati nelle ore notturne per evitare che sguardi indiscreti possano vedere gli assai poco rassicuranti fumi in uscita dal camino di 100 metri dell’inceneritore.

La giornata di ieri segna quindi la nuova fase della campagna di emergenza campana. Le amministrazioni pubbliche locali sono infatti ora pienamente responsabili in base alla nuova normativa nazionale che prevede per il trasporto dei rifiuti dalla Campania il preventivo assenso della regione interessata.

Le opposizioni dei cittadini e le richieste di chiarimento sui rifiuti (ben 25.000 tonnellate fin qui) bruciati nell’inceneritore di Trieste sono rimaste lettera morta. Come le proteste della Slovenia, investita direttamente dai fumi inquinanti dell’impianto triestino.

L’operazione di ieri doveva avvenire nella massima segretezza. Tutto pianificato. Anche il totale silenzio istituzionale e mediatico (almeno sul versante italiano). Un silenzio necessario ovviamente quando si devono fare sparire rifiuti scomodissimi. Un silenzio squarciato solo dalla nostra azione informativa che ha permesso di documentare quanto stava accadendo informandone anche i media della vicina Slovenia che hanno così potuto seguire la vicenda.

Ed è Sempre più evidente di fronte a questo monolitico sistema edificato sull’illegalità, e che dell’illegalità si fa scudo, che i cittadini dovranno trovare da soli la forza di difendersi contro chi li sta lentamente ed inesorabilmente uccidendo.

STOP CO2

5 MAGGIO 2012: GIORNATA MONDIALE SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Manifestazione di Alpe Adria Green e di Greenaction Transnational davanti all’inceneritore di Trieste

In occasione della giornata mondiale sui cambiamenti climatici Alpe Adria Green e Greenaction Transnational hanno organizzato una manifestazione davanti all’inceneritore di Trieste in via Errera. L’inceneritore/termovalorizzatore di Trieste è una delle principali fonti di inquinamento trasnfrontaliero tra Italia, attuale TLT, Slovenia e Croazia, ed è attualmente utilizzato per lo smaltimento dei rifiuti dell’emergenza della regione Campania.

La giornata mondiale è stata organizzata dal network internazionale 350.350 ppm (parti per milione) è il limite invalicabile di concentrazione di CO₂ (biossido di carbonio) nell’atmosfera oltre il quale si innescano i cambiamenti climatici.

Negli ultimi 100 anni, causa la pesante industrializzazione mondiale, la quantità di biossido di carbonio in atmosfera è aumentata del 34%. Attualmente il livello raggiunto è di 392 ppm.

A cosa stiamo andando incontro? Al riscaldamento del Pianeta ovvero all’effetto serra con conseguenze devastanti per la stessa sopravvivenza della specie umana. 400-450 ppm di CO₂ provocherebbero un aumento della temperatura di 1-1,5 °C, 600-700 ppm un aumento catastrofico dai 2 ai 5 °C.

Si scioglierebbero i ghiacci del Polo Nord, vi sarebbe un progressivo aumento del livello dei mari a seguito dello scioglimento dei ghiacci della Groenlandia (5 metri di spessore) e dell’Antartide (60-70 metri) con inondazione della maggior parte delle zone costiere (tra le più densamente popolate), aumenterebbero le precipitazioni con fenomi metereologici sempre più intensi, le zone aride della Terra si sposterebbero di 400-800 km nelle zone subtropicali densamente popolate, la zona climatica mediterranea verrebbe pure essa spostata verso Nord e le foreste si espanderebbero fino alle coste artiche.

Questi cambiamenti sono già in corso e stanno avvenendo sotto i nostri occhi sempre più velocemente senza che siano ancora adottate serie politiche per ridurne al causa, ovvero la riduzione dei gas serra.

RIFIUTI DALLA CAMPANIA: SALUTE PUBBLICA SACRIFICATA PER COPRIRE GLI INVESTIMENTI FALLIMENTARI DELLA ACEGAS-APS

Mentre nel silenzio garantito dalle amministrazioni pubbliche locali e dalle istituzioni nazionali continua l’operazione di smaltimento dei rifiuti della Campania nell’inceneritore di Trieste, emerge sempre più chiaramente che il cosiddetto “termovalorizzatore” cittadino è diventato ormai una specie di ancora di salvataggio per il barcollante Comune di Trieste che con l’affare rifiuti spera di mettere una pezza al pauroso deficit di bilancio della multiservizi ACEGAS-APS (vedi anche l’articolo “Una sana multiutility del Nord Est: l’affare (?) ACEGAS-APS), la società controllata e quotata in borsa che dall’alto del suo indebitamento che ha superato il mezzo miliardo di euro rischia di travolgere la stessa amministrazione comunale. E i cittadini incolpevoli.

I problemi dell’azienda partono da lontano, da quel 2003, anno in cui avviene la fusione tra ACEGAS (la multiservizi del Comune di Trieste) e la APS (la multiservizi del Comune di Padova). L’ACEGAS era già quotata in borsa dal 2000 e la fusione avrebbe dovuto servire a potenziare la società creando una delle principali multiutiliy nazionali. E invece il disastro. 

L’ACEGAS-APS diventa semplicemente il campo di battaglia della spartizione “partitocratica” del bene pubblico. Completamente occupata dalla politica che vi inserisce i propri “raccomandati” per fare gli interessi dei partiti di riferimento (e magari personali che, come la storia della corruzione dilagante nel Bel Paese insegna, non guasta). Interessi che non sono ovviamente quelli dei cittadini.

Questa spartizione clientelare è poi qui anche più brutale: sono due i Comuni (Trieste e Padova) che devono sistemare i propri accoliti. Crescono così a dismisura le cariche inutili e le spese folli. Per gestire questo sovrannumero di “affamati” rappresentanti della politica non è nemmeno più sufficiente la sola azienda madre. Ecco così che se ne creano di nuove. Tutte controllate. Tutte con un proprio CDA. Est Energy, Sinergie, Nest Ambiente, Aps Service, Isogas, e altre ancora. Un valzer societario che significa un’impennata di costi per la gestione delle stesse attività che in partenza erano svolte da una sola società.

Ecco la nuova frontiera delle tangenti che nessuno, ovviamente, vuole vedere. Certamente non la distrattissima autorità giudiziaria che anzi, quando l’ACEGAS-APS finisce sotto inchiesta per i notevoli problemi ambientali causati dalla disinvolta gestione dell’inceneritore e del depuratore fognario di Trieste, si affretta a chiudere ogni indagine senza alcun esito. 

Una “tutela” amorevole che però non è sufficiente per evitare gli interventi della Commissione Europea. Tra diossine (dell’inceneritore) e liquami (del depuratore fognario) la situazione è seria. Gli scarichi del depuratore di Trieste gestito al di fuori della legge dall’ACEGAS-APS contaminano pesantemente il Golfo di Trieste e creano inquinamento transfrontaliero. Scatta il procedimento di infrazione con minaccia concreta di pesante sanzione economica. E’ un colpo durissimo per il sistema omertoso che fino a quel momento aveva garantito l’impunità alla multiservizi di questo Nord Est di stampo massomafioso.

Sessanta milioni di euro per realizzare un nuovo depuratore fognario. Soldi che l’ACEGAS-APS ovviamente non ha, dissanguata dalla gestione decennale partitocratica-clientelare.

Perché intanto l’azienda, anziché pensare ad investire per la manutenzione degli impianti che sono alla base dei propri servizi a Trieste e a Padova, si lancia in ardite operazioni di acquisizione finanziarie di società nelle “affidabilissime” Bulgaria e Serbia. Investimenti da 120 milioni di Euro in Paesi ad elevato tasso di corruzione da parte di un’azienda già boccheggiante: operazioni fuori controllo condotte con spregiudicatezza da amministratori che agiscono indisturbati senza che gli azionisti di maggioranza (ovvero i Comuni di Trieste e di Padova) sollevino alcuna obiezione.

In questa società dai bilanci sempre regolarmente “certificati” (d’altronde in Italia non è difficile… basterebbe ricordare il crack Parmalat…) ma difficilmente comprensibili, emerge anche la notevole propensione degli amministratori per gli acquisti immobiliari inutili. La nuova sede di Padova (Palazzo Angeli) costata 5 milioni di Euro non può essere utilizzata per delibera comunale, quella di Trieste (Palazzo Modello) costata 20 milioni di Euro (acquisto più manutenzione e arredi) si rivela inadeguata, tanto da dovere portare al trasferimento degli uffici nel vicino Palazzo Marenzi affittato per 500.000 Euro all’anno. E che dire di un fabbricato acquistato nella zona industriale di Trieste per 2,5 milioni di Euro per adibirlo a sede della divisione ambiente, salvo accorgersi (ad acquisto avvenuto…) che per renderlo agibile sarebbero stati necessari interventi da 7-8 milioni di Euro?

Chiaro che con una gestione simile la voragine di bilancio si sia allargato a dismisura.

Prima della quotazione in borsa l’ACEGAS aveva un bilancio in pareggio. Nel 2002, due anni dopo la quotazione in borsa, aveva accumulato un indebitamento di 57 milioni di euro. Nel 2003 con la fusione con APS l’indebitamento schizza a 250 milioni di Euro, nel 2011 a 487 milioni, per arrivare a sfondare il mezzo miliardo di euro nel 2012. 

La nave sta affondando, ma nessuno è responsabile. Questa l’unica risposta che arriva dai palazzi del potere di questo Nord Est di malaffari nascosti. Nessuna commissione di inchiesta da parte dei Comuni che dovrebbero dare tante risposte ai propri cittadini. Nessuna inchiesta giudiziaria. Solo gratifiche economiche per gli amministratori di questa particolare multiservizi che produce debiti.

Ecco così  che mentre i dipendenti sono i primi a dovere fare i conti con un bilancio da paura, e ne subiscono le conseguenze con vìolazioni sempre più pesanti dei contratti di lavoro, il “management” aziendale viaggia nell’oro… I costi della sola struttura di amministratori di Acegas-Aps SPA, del Collegio sindacale, del Direttore Generale e di 7 dirigenti strategici nel 2010 ammontava alla bella cifra di 3.058.631 Euro.

Nessuna crisi per chi produce debiti.

Video dell’intervento di Roberto Giurastante sull’indebitamento Acegas-Aps durante la manifestazione contro l’incenerimento dei rifiuti della Campania a Trieste.

STOP AI RIFIUTI DELLA CAMPANIA: PRESIDIO DAVANTI ALL’INCENERITORE DI TRIESTE

Trieste, 26 febbraio 2012

Nella mattinata del 25 febbraio 2012 si è svolto il primo presidio di protesta contro l’arrivo dei rifiuti della Campania davanti all’inceneritore di Trieste. La manifestazione organizzata dalle associazioni Alpe Adria Green, Greenaction Transnational, Legamjonici, e a cui hanno aderito il movimento Trieste Libera e il movimento 5 stelle di Trieste, rappresenta l’avvio di una campagna di opposizione nei confronti della cosiddetta operazione di “solidarietà” per risolvere l’emergenza dei rifiuti creata dalle ecomafie in Campania. L’operazione “solidarietà”, non è nient’altro che lo smaltimento incontrollato dei rifiuti campani in altre regioni italiane. Tra queste la Puglia con Taranto, e il Friuli Venezia Giulia con Trieste. Nella sola Trieste ben 25.000 le tonnellate di rifiuti indifferenziati che sono stati inviati all’inceneritore cittadino. Rifiuti di cui non si conosce la qualità, che spesso fanno scattare l’allarme radioattività, e che vengono perlopiù bruciati di notte per evitare possibili contestazioni. Una gestione al di fuori della legislazione comunitaria e che vede complici le fin troppo assenzienti amministrazioni pubbliche locali, tutte unite – a scapito della salute dei propri cittadini – a difendere quello che in definitiva è solo un grosso affare. Un affare che crea ulteriore grave inquinamento estendendolo ora a livello internazionale. Mentre le scorie dell’incenerimento (almeno 8.000 tonnellate contenenti ceneri pesanti e leggere con il loro letale carico concentrato di inquinanti) non si sa nemmeno dove vadano a finire, le emissioni gassose alle diossine che fuoriescono dal camino di 100 metri di altezza dell’inceneritore si diffondono in un’area di una cinquantina di chilometri investendo pienamente la vicinissima Slovenia.

QUELLE VERDI COLLINE TRA MUGGIA E DOLINA

Le alture di Montedoro separano i Comuni di Muggia e di San Dorligo della Valle – Dolina. Si tratta di verdi e ridenti colline che digradano dal confine con la Slovenia al mare. E che separano due tra le aree più inquinate del Territorio Libero di Trieste. A sud, alla base delle alture, la valle delle Noghere, la più grande delle discariche provinciali. Oltre 15 milioni di metri cubi di rifiuti scaricati in quella che era una delle più importanti oasi umide dell’Alto Adriatico, formatasi alla foce del Rio Ospo. A Nord delle alture la vallata di Zaule, altra discarica del sistema di illegalità che ha retto Trieste e il suo Territorio dal 1954.  Discariche di Stato adibite poi a zona industriale permettendovi l’insediamento di centinaia  di aziende. Tra le quali lo strategico e ammorbante terminale petrolifero transalpino che con i suoi giganteschi depositi è adagiato ai piedi del versante settentrionale dei colli di Montedoro.

Una sottile linea verde che interrompe la continuità di un disastro ambientale. Questo dovrebbero essere le ridenti, verdi colline tra Muggia e Dolina. O almeno così sembra. Perché nelle viscere di Montedoro si nasconde un’altra scomoda realtà, un’altra pesante ferita inferta a questa terra di conquista. Una rete sotterranea di depositi militari di combustibili che si estende per chilometri. Una ventina di cisterne, gallerie blindate, condutture interrate o mimetizzate in superficie. Almeno 30 milioni di litri di combustibili. Questa la capacità delle cisterne. Un deposito che ormai di strategico ha solo il pesante inquinamento causato al territorio. Infatti l’intero complesso sembrerebbe in disuso, ma nessuno ha provveduto a sanare i danni prodotti all’ambiente e alla gente di questa terra di confine ridotta a servitù militare e ricettacolo di rifiuti, oltre che a discarica degli affari sporchi” di una Nazione che non ha mai voluto fare i conti con la storia.

L’area è ormai classificata come agricola”, e ospita pure l’acquedotto comunale di Muggia che arditamente” con le sue condotte si addentra nelle colline della paura. Possibile che nessuno abbia pensato che quei terreni all’apparenza così tranquilli possano essere impregnati di idrocarburi? Eppure basterebbe attraversare questo lembo di terra per sentire le esalazioni di carburi… i vapori che continuano a fuoriuscire dalle prese d’aria o dai numerosi pozzetti che sbucano nel fitto della vegetazione… Ma anche dallo stesso terreno che ormai sembra un tutt’uno con il mostro” che vi si nasconde. E così nelle verdi, ridenti colline di questo estremo”piccolo Statoabbandonato al suo destino di degrado umano e ambientale tuttosembra destinato a rimanereimmutato. Per forza (delle mafie) e rassegnazione (dei cittadini).