PERCHÈ I RIFIUTI DELLA CAMPANIA NON POSSONO CONTINUARE AD ALIMENTARE NUOVE EMERGENZE AMBIENTALI IN ITALIA E ALL’ESTERO

DA TARANTO A TRIESTE SI CHIEDE IL RIPRISTINO DELLA LEGALITÀ E IL RISPETTO DELLE NORME COMUNITARIE

La corretta gestione del ciclo dei rifiuti è stabilita chiaramente dalla legislazione comunitaria. In sintesi le linee guida comunitarie ritengono prioritarie la protezione della salute umana e la tutela dell’ambiente da ottenersi con riduzione della produzione dei rifiuti e riciclaggio spinto ai massimi livelli, e la massima trasparenza dei piani di gestione dei rifiuti da parte della autorità competenti. Di tutto questo non si vede traccia da parte delle autorità italiane nella gestione della continuata ‘emergenza’ dei rifiuti campani.

Fino ad ora i rifiuti della Campania sono stati inviati o in discariche o agli inceneritori di altre regioni. Nel 2011 a Taranto solo tramite la verifica del protocollo sottoscritto tra regioni fu possibile mettere in luce irregolarità nel trasporto e nella qualità dei rifiuti. A Trieste ad oggi sono state commissionate ben 25.000 tonnellate di rifiuti provenienti dalla Campania e che vanno a finire nell’inceneritore cittadino. L’incenerimento di una così grande quantità di rifiuti indifferenziati (1/6 della capacità annuale dell’impianto) pone notevoli problemi considerando anche che l’inceneritore si trova a ridosso del confine con la Slovenia e quindi fonte di inquinamento transfrontaliero.

L’inceneritore di Trieste presenta poi notevoli criticità essendo un impianto datato e con scarsi controlli sulle emissioni che in mancanza di un campionamento in continua rende impossibile avere certezza sul rispetto dei limiti di legge, con monitoraggi inoltre che quando fatti non riportano l’ora della verifica. A ciò si aggiunga che, anche monitorando in continua le diossine, essendo inquinanti persistenti che si bioaccumulano nei terreni, permangono nelle matrici ambientali entrando nella catena alimentare. Per questo andrebbero verificate non solo le emissioni in atmosfera ‘a camino’ e in ambiente ma anche e soprattutto la loro presenza nel suolo fino ad almeno 20 Km di distanza, e quindi anche nella vicina Slovenia.

Questa gestione incontrollata dei rifiuti è stata ulteriormente evidenziata dalla presenza di tracce di radioattività individuate dagli strumenti di controllo all’interno dell’inceneritore sui rifiuti provenienti dalla Campania. Anche in questo caso si è dovuto apprendere che le verifiche sono in pratica affidate direttamente alla stessa azienda ACEGAS-APS che gestisce l’inceneritore in mancanza di controlli da parte di organi esterni qualificati e indipendenti.

Nonostante le rassicurazioni forzate delle amministrazioni pubbliche ad oggi non è dato ai cittadini di essere informati su quale è il reale impatto su ambiente e salute di questa colossale  operazione di  smaltimento di rifiuti che si svolge sopra le loro teste. Né è possibile sapere dove sono andate o andranno a finire le circa 8.000 tonnellate di ceneri altamente tossiche prodotte dall’incenerimento dei rifiuti campani a Trieste.

Di fronte a questa dimostrazione di irresponsabilità ed arroganza istituzionale i cittadini non possono che appellarsi al ferreo rispetto delle normative comunitarie per la cui applicazione si batteranno con ogni mezzo e nelle sedi opportune.