NUOVO DEPURATORE FOGNARIO DI TRIESTE IN ALTO MARE

La Soprintendenza respinge al mittente (Comune) il progetto contestando la mancanza  della V.A.S.

Il progetto del nuovo depuratore fognario comunale di Trieste è stato respinto dalla Soprintendenza di Trieste che ne ha contestato la mancata predisposizione dell’obbligatoria V.A.S. (Valutazione Ambientale Strategica). Un errore “incredibile” quello commesso dall’amministrazione comunale. Che rischia ora di avere pesantissime ripercussioni sul Comune stesso. Il nuovo depuratore dovrebbe infatti sostituire quello di Servola, principale impianto di trattamento delle acque reflue triestine da anni “fuorilegge”.

Il depuratore di Servola scarica infatti reflui non sufficientemente depurati tramite una lunga condotta sottomarina di 7 km in pieno Golfo di Trieste al limite delle acque territoriali della Slovenia. Un pesante inquinamento transfrontaliero andato avanti per anni e che ha portato – su denuncia di Greenaction Transnational – all’avvio di un procedimento di infrazione contro l’Italia (petizione 1459/07 al Parlamento Europeo).

E ora nell’urgenza assoluta di risolvere rapidamente questa grave situazione di inquinamento ambientale internazionale, e con il  rischio di pesanti sanzioni economiche da parte delle autorità comunitarie, il Comune di Trieste sbaglia addirittura la procedura autorizzativa del progetto con rischio di sanzioni aggiuntive da parte dell’UE.

Il progetto (che costituisce variante al Piano Regolatore Comunale) doveva essere sottoposto alla V.A.S., ai sensi del D.Lgs. 152/06 visto l’Allegato III alla Parte II, lettera r) dove sono indicati gli impianti di depurazione con una potenzialità che supera i 100.000 abitanti. Sul territorio del Comune di Trieste sono insediati oltre 200.000 abitanti che utilizzeranno il nuovo depuratore con la conseguenza appunto che la precitata variante al PRGC necessita della VAS.

Come stabilito anche dalla Convenzione di Aarhus del 25.06.98 approvata con Decisione 2005/370/CE e recepita dall’Italia con legge dello Stato n. 108/01 che al punto 6 indica che gli “impianti di trattamento delle acque reflue con capacità superiore a 150.000 abitanti equivalenti” devono essere sottoposti alla V.A.S.

Considerato peraltro che lo scarico delle acque avverrebbe nel Golfo di Trieste e che con le correnti marine tali acque verrebbero trasportate anche nelle acque della Repubblica di Slovenia è inoltre necessaria la VAS transfrontaliera facendo partecipi anche i cittadini della Repubblica di Slovenia al processo decisionale ai sensi della Convenzione di Aarhus.

Chi pagherà ora per gli errori del Comune di Trieste?