MERCURIO NELLA SPIAGGIA DI GRADO

CONFERMA DELL’AGENZIA REGIONALE PROTEZIONE DELL’AMBIENTE

Che la situazione di inquinamento del Golfo di Trieste fosse critica era ampiamente noto. Il piccolo bacino situato nella parte settentrionale estrema del Mare Adriatico, con il suo lento ricambio delle acque e con un massiccio inquinamento di origine antropica ed industriale che lo investe da decenni si trova in grande sofferenza. L’intero e delicato ecosistema, che qui comprende anche quello delle lagune costiere di Marano e di Grado, è fortemente a rischio.

Si vedano a proposito gli articoli “Un Mare di veleni”, e “250 tonnellate di mercurio nelle lagune di Grado e Marano”.

Un inquinamento diffuso da metalli pesanti e idrocarburi che vede poi nella presenza del letale Mercurio sedimentato nei fondali ed entrato nell’ecosistema marino una delle principali minacce alla salute pubblica. Ed ora la conferma da parte dell’ARPA del Friuli Venezia Giulia che questo inquinamento inarrestabile ha investito anche le stazioni balneari costiere.

Dal rapporto sullo stato di qualità ecologico e chimico della laguna di Marano e Grado emerge infatti la presenza del pericoloso mercurio in concentrazioni molte elevate nella spiaggia di Grado, stazione balneare di eccellenza del Friuli Venezia Giulia. Il valore rilevato sulla spiaggia di Grado risulta di 0,39 ppm (mg/Kg) e di poco inferiore a quello trovato nell’area del polo chimico industriale di Torviscosa (0,40 ppm). Il limite di legge di mercurio nei sedimenti è di 0,3 ppm.

Come precisato dall’ARPA nella propria relazione:

“I valori individuati presso la spiaggia di Grado sono probabilmente imputabili alle correnti marine che tendono a trasportare i sedimenti provenienti dalla foce dell’Isonzo, nonché dai fenomeni di ripascimento artificiali eseguito nei decenni passati utilizzando il materiale derivato dai dragaggi dei canali lagunari. È presumibile che il vento sollevi i granelli di sabbia cui il mercurio è legato e che questo venga assorbito dai talli lichenici. Non è da escludere pure fenomeni di rivolatilizzazione del mercurio per effetto dell’insolazione estiva che può sollevare la temperatura della sabbia a temperature anche superiori ai 50 gradi centigradi”.

Questi risultati confermano la necessità di controlli estesi a tutte le stazioni balneari del Golfo di Trieste e l’intervento quanto mai urgente delle autorità sanitarie a tutela della salute pubblica.