LA COMMISSIONE EUROPEA STOPPA LA FERRIERA DI SERVOLA

NO ALLA PROROGA RICHIESTA DALL’ITALIA PER LE EMISSIONI DI BIOSSIDO DI AZOTO NELLA ZONA DI TRIESTE E IN TUTTA LA REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA

La recente decisione della Commissione Europea (6 luglio 2012) di rigettare la richiesta di proroga del termine stabilito dalla Direttiva 2008/50/CE per il rispetto dei valori limite delle emissioni di biossido di azoto nell’area di Trieste, rappresenta una precisa indicazione sul destino della Ferriera di Servola.

La richiesta di proroga presentata dall’Italia riguardava 48 agglomerati urbani tra cui Trieste e peraltro non conteneva l’indicazione della data limite entro la quale sarebbe stata rispettata la normativa comunitaria sulla qualità dell’aria.

La Direttiva 2008/50/CE doveva essere recepita entro il 1 gennaio 2010 per le emissioni di biossido di azoto, mentre lo Stato membro può chiedere una motivata proroga al massimo di 5 anni dimostrando però di potere rientrare in questo periodo temporale nei limiti di legge.

Il Commissario Europeo all’Ambiente Janez Potocnik non ritenendo plausibili le giustificazioni addotte dalla Repubblica Italiana ha rigettato la proroga richiesta per gli agglomerati urbani della Regione Friuli Venezia Giulia, tra i quali l’area di Trieste.

La zona di Trieste con i suoi impianti industriali è infatti una delle principali fonti di inquinamento transfrontaliero tra Italia e Slovenia.

La Direttiva 2008/50/CE all’art. 25 (Inquinamento atmosferico transfrontaliero), paragrafo 4 ha stabilito che “Allorchè si verifichino superamenti della soglia di informazione o della soglia di allarme in zone o agglomerati in prossimità dei confini nazionali, le autorità competenti degli Stati membri limitrofi interessati devono essere informate quanto prima. Dette informazioni sono rese disponibili anche al pubblico”.

L’Italia non ha mai preso i provvedimenti necessari per ottemperare alla Direttiva 2008/50/CE estendendo per anni gli effetti del proprio inquinamento atmosferico alla Repubblica di Slovenia.

Il rigetto della Commissione Europea ha ora come principale effetto che l’Italia sia completamente scoperta per gli effetti dell’inquinamento atmosferico – prodotto anche dalla Ferriera di Servola – già oggetto di procedimenti di infrazione da parte delle autorità comunitarie. Uno di questi, il 2008/2914 promosso contro l’Italia ai sensi degli artt. 258 e 260 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, con riferimento all’attuazione della Direttiva 2008/50/CE, riguarda il superamento delle PM 10 anche nella zona triestina. Tale inquinamento sconfina pesantemente nel territorio della Repubblica di Slovenia provocando danni e malattie croniche alla popolazione e colpendo in particolare i bambini.

L’unica possibilità per abbattere l’inquinamento atmosferico transfontaliero ed evitare le pesanti sanzioni economiche che ricadrebbero sull’Italia è quindi la più rapida dismissione dello stabilimento siderurgico di Servola. E prima del 2015.