IL MISTERO DEI FUSTI SCOMPARSI

ARMI CHIMICHE E INQUINAMENTI DI STATO NEL CARSO

Trieste, 25 aprile 2013 – Nove mesi fa Greenaction lanciava pubblicamente l’allarme per la  presenza nella provincia di Trieste di ex depositi di armi chimiche delle Forze Armate Italiane. Tra questi una rete sotterranea fortificata realizzata durante la seconda guerra mondiale e nascosta in una collina non molto lontana dalla Slovenia.

Le aree più critiche per la possibile presenza dei residuati dell’arsenale di guerra chimico-batteriologico italiano erano indicate nelle maggiori discariche realizzate dalle autorità italiane nell’intero territorio provinciale, in particolare dopo il 1954 e fino ai giorni nostri.

Tra le zone ad alto rischio venivano segnalate la Valle delle Noghere tra i Comuni di Trieste e Muggia, le maggiori discariche costiere che vanno da Trieste fino al confine con la Slovenia, quelle in mare aperto (sottomarine), numerose grotte sul l’altopiano carsico, e l’area dell’ex discarica di Trebiciano (per una descrizione della discarica di Trebiciano si rimanda all’articolo “Là dove scorre di Timavo” sul blog “Ambiente e legalità”).

E proprio nella zona di Trebiciano veniva segnalata la presenza di fusti di cemento di grandi dimensioni che erano molto probabilmente serviti quali contenitori per le scorie tossiche dell’arsenale militare italiano. Le cisterne si trovavano in una delle doline nell’area dell’ex discarica ed erano parzialmente interrate. Erano vuote, ma sembravano essere state abbandonate dopo che il loro contenuto era stato scaricato nell’ambiente.

Quei fusti erano lì da decenni, e probabilmente erano solo la parte affiorante di un carico di veleni seppellito nelle doline di quella che fino a metà anni ’70 era la principale discarica italiana  per rifiuti tossici creata sul Carso. L’area di Trebiciano era sotto stretto controllo dei servizi segreti militari italiani e della rete di Gladio 2 (si veda l’articolo “Quarant’anni fa sul Carso…” nel blog “Ambiente e legalità”).

Ma i fusti sono ora misteriosamente scomparsi. Qualcuno è venuto a riprenderseli, dopo che abbiamo pubblicato quell’articolo con le loro foto spiegando il tipo di utilizzo a cui erano probabilmente serviti. Che qualcuno si sia preoccupato di far sparire delle prove a quel punto “scottanti” di attività sepolte nella storia? Certo, che chi l’ha fatto è andato a colpo sicuro tra le tante doline nascoste nella vegetazione per recuperare questi scomodi e ingombranti reperti di una guerra segreta che evidentemente non deve emergere.

Far sparire le tracce, almeno quelle superficiali, di quello che è stato fatto potrebbe però  non essere sufficiente. Chi negli anni ha qui scaricato i rifiuti tossico nocivi e nascosto i propri arsenali chimici-batteriologici, sa certamente dove andare a scavare. Perché è nelle profondità delle misteriose doline/discarica del Carso che ancora si nasconde il mostro che sta lentamente divorando l’ambiente e mietendo le sue vittime.

E le recenti morie di cinghiali sul Carso, che ancora non trovano chiare spiegazioni (si parla di radioattività nelle carcasse), potrebbero essere proprio l’effetto di quello che si trova sepolto nel Carso dei veleni di Stato.