FINANZIAMENTI EUROPEI A RISCHIO PER IL PORTO DI TRIESTE

SONO UTILIZZABILI I FONDI UE IN UN’AREA EXTRA COMUNITARIA?

Il sottosegretario di Stato Italiano Marta Dassù ha recentemente esposto la posizione del governo italiano sullo status del Porto Franco Internazionale di Trieste. 

In sintesi, secondo le autorità italiane il Porto di Trieste apparterrebbe all’Italia con l’intera “Zona A” del Territorio Libero di Trieste. La sovranità italiana sarebbe dettata dal Trattato di Osimo con cui, secondo la propaganda, Italia e Jugoslavia si sarebbero spartite il TLT nel 1975.

Un accordo bilaterale ai danni di uno Stato sovrano sarebbe quindi alla base dell’attuale legalità internazionale per Trieste ed il suo porto nonostante il multilaterale Trattato di Pace del 1947?

Ovviamente tale interpretazione delle “regole internazionali” non può che lasciare sconvolti i difensori del diritto. La normalizzazione delle questioni internazionali seguita dalla Repubblica Italiana nella “questione Trieste”, ricorda troppo da vicino i metodi brutali delle dittature fasciste, naziste e comuniste, che nella democratica Unione Europea non possono essere tollerati.

Come avrebbe potuto, nel 1975, uno Stato membro dell’UE come l’Italia, annettersi uno Stato indipendente riconosciuto da lei stessa e dalle Potenze Alleate e Associate, uno Stato amministrato dal suo stesso governo, per giunta con un accordo puramente bilaterale?

L’imbarazzo dell’Unione Europea sulla questione Trieste è tuttora evidente, ma spesso coperto da una burocrazia che tende ad amalgamare nella sua lenta azione gli strati di illegalità sui quali si è consolidata la sovranità di fatto, ma non di diritto, italiana su Trieste. In precisa violazione di quei principi fondanti della stessa Unione Europea, che in radice garantiscono l’autodeterminazione dei popoli. 

Così ai cittadini del TLT privati dei loro diritti e della conoscenza degli stessi non è rimasto che subire le decisioni dei più forti (oppure emigrare come successo dopo il secondo “ritorno” italiano nel 1954) e attendere. Anche perché, nonostante le incertezze imbarazzate dell’UE e le certezze prive di fondamento Italiane, il trattato di pace è sempre in vigore e non può essere modificato.

Nel 2005 la stessa Commissione Europea ha dovuto riconoscere di “non potere cambiare gli obblighi internazionali concernenti Trieste”. Tutta Trieste, non solo il Porto Franco internazionale. Perché il Porto Franco di Trieste esiste quale ente di Stato del Territorio Libero di cui fa parte (articolo 2 dell’Allegato VIII del Trattato di Pace).

In discussione quindi la stessa applicabilità della legislazione comunitaria nel TLT. A partire proprio dal porto di Trieste, dove ad esempio tutti i piani regolatori portuali sarebbero nulli perché approvati in base alle norme italiane che recepiscono quelle comunitarie. Ma non solo, gli stessi finanziamenti pubblici comunitari sono a rischio in quanto l’UE non può destinare i propri fondi per lo sviluppo ad aree al di fuori del territorio comunitario. Come avvenuto ad esempio con i fondi strutturali Por-Fesr 2009-2013 utilizzati per la ristrutturazione della Centrale idrodinamica del Porto Franco Nord (soprannominato impropriamente “Porto Vecchio”) di Trieste. Caso questo approdato ora all’Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode.