TRIESTE COMODA DISCARICA PER L’ITALIA

NUOVO CARICO DI RIFIUTI VIA TRENO DALLA CAMPANIA Trieste, 6 marzo 2013 E’ arrivato questa notte, per evitare contestazioni. E’ il nuovo carico di rifiuti spediti dalla Campania via treno. Tutto nel massimo silenzio stile “operazione militare”. Per mettere di fronte tutti al fatto compiuto. Da oltre un anno Greenaction …

RIFIUTI CAMPANI ED INQUINAMENTO TRANSFRONTALIERO: LA COMMISSIONE EUROPEA HA APERTO L’INCHIESTA

A SEGUITO DELLA PRESENTAZIONE DELLA DENUNCIA CONGIUNTA DI ALPE ADRIA GREEN – GREENACTION – LEGAMJONICI

Trieste 30.01.2013

Con comunicazione del 24 gennaio 2013 la Direzione Generale Ambiente – Ufficio applicazione, coordinamento per le infrazioni, ha informato Alpe Adria Green (Slovenia), Greenaction Transnational (Trieste) e il comitato Legamjonici (Taranto-Italia), di avere avviato l’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti dell’emergenza della regione Campania a seguito denuncia presentata nel settembre 2012 dalle tre ONG ambientaliste.

Nella denuncia congiunta gli ambientalisti sloveni, croati, italiani avevano evidenziato che l’operazione di esportazione dei rifiuti campani in altre regioni italiane che avevano messo a disposizione i propri impianti per smaltirli, veniva eseguita in regime di emergenza straordinaria che permetteva (e continua a consentire) di eludere completamente la legislazione comunitaria.

I rifiuti sono stati così fatti uscire dalla regione Campania in base a procedure di controllo semplificate che ne hanno permesso la messa in discarica e l’incenerimento nell’Italia settentrionale (Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia) e meridionale (Puglia) senza che fosse possibile appurarne la reale qualità. (Foto a lato: manifestazione davanti all’inceneritore di Trieste contro l’arrivo dei rifiuti campani).

Per completare l’operazione l’Italia ha inoltre rimandato di un anno l’entrata in vigore del sistema di tracciabilità dei rifiuti comunitario SISTRI che avrebbe anche permesso di controllare se effettivamente i rifiuti partiti dalle discariche campane erano gli stessi che poi arrivavano alla destinazione finale negli inceneritori del Nord o nelle discariche del Sud (Puglia, in particolare nell’area di Taranto).

In questo modo l’emergenza campana è stata semplicemente distribuita, esportandola, in altre aree e innescando situazioni critiche di livello transfrontaliero, come nel caso di Trieste dove i rifiuti incontrollati di Napoli e della Campania – spesso frutto della “particolare” gestione nel settore della Camorra – sono stati bruciati nel locale inceneritore comunale situato a tre chilometri in linea d’aria dalla Slovenia.

Nonostante le proteste dei cittadini e le richieste di chiarimento di Slovenia e Croazia almeno 25.000 tonnellate di rifiuti campani si sono così “volatilizzate” e senza che venisse nemmeno data risposta sulla destinazione finale delle ceneri.

Il tutto in base ad accordi economici in base ai quali le amministrazioni pubbliche locali hanno il massimo interesse a recepire e smaltire la maggior quantità possibile di “munnezza” campana pagata a tonnellata. Naturalmente a scapito della salute dei propri concittadini.

Articoli precedenti sull’argomento:

“Rifiuti della Campania: aggirato il sistema di monitoraggio Europeo”

“Treni dei rifiuti campani: asse privilegiato Napoli-Trieste”

“Treni blocco di rifiuti dalla Campania in arrivo a Trieste?”

“Chiarezza sui rifiuti della Campania”

“Perché i rifiuti della Campania non possono continuare ad alimentare nuove emergenze ambientali in Italia e all’estero”

UN’ENORME DISCARICA ABUSIVA SUL CARSO TRIESTINO

LA VUOLE REALIZZARE IL COMUNE DI TRIESTE PER VENIRE INCONTRO ALLE ESIGENZE DEI COSTRUTTORI Trieste, 14 agosto 2012 Le recenti affermazioni degli assessori Elena Marchigiani (Pianificazione Territoriale) e Andrea Dapretto (Lavori Pubblici) sulla volontà dell’amministrazione comunale di Trieste di dare il via libera in tempi brevi alla realizzazione di una …

ARMI CHIMICHE ITALIANE NELLE DISCARICHE E NEI DEPOSITI MILITARI ABBANDONATI DELLA PROVINCIA DI TRIESTE?

Poco più di un anno fa denunciavamo pubblicamente l’esistenza di una rete di depositi militari abbandonati sulle alture di Montedoro tra i Comuni di San Dorligo dalle Valle-Dolina e Muggia. Si trattava di una struttura realizzata quasi completamente sotto terra. Una cittadella fortificata con almeno 14 depositi blindati e a varie profondità (foto: l’accesso di uno dei bunker). Dal terreno emergevano tra la fitta vegetazione numerosi “periscopi” con la funzione di sfiatatoi.  Sia le tracce di petrolio presenti ancora sul fondo e sugli accessi delle cisterne, sia le pungenti esalazioni di vapori di idrocarburi che avvolgevano l’area davano chiaramente l’impressione che ci si trovasse di fronte ad un grande deposito di carburanti per le forze armate realizzato all’epoca della seconda guerra mondiale.

L’intera collina era stata per decenni un’area militare e quindi preclusa a qualsiasi controllo da parte delle amministrazioni civili. Ancora oggi non è chiaro se questa zona, tutt’ora recintata, sia ritornata nelle disponibilità delle amministrazioni locali o faccia – seppure impropriamente – sempre parte del demanio militare. L’unica cosa certa è che non si è  mai pensato di bonificare i terreni e di inertizzare le cisterne dalle quali l’inquinamento continua a diffondersi lentamente avvelenando l’ambiente circostante. Eppure interrata accanto ai depositi militari dismessi passa la condotta dell’acquedotto comunale. Possibile che nessuno si sia mai preoccupato della pericolosità di tale situazione per la salute pubblica?

Ma forse questa indifferenza ha una sua spiegazione. Forse questa “misteriosa” collina cela o ha celato qualcosa di più pericoloso dei semplici carburanti, qualcosa di più letale le cui tracce potrebbero essere ancora presenti nelle viscere di Montedoro: questa “verde”  collina al confine con la Slovenia potrebbe avere nascosto uno degli ex depositi super segreti delle armi chimiche italiane.

L’Italia aveva accumulato prima e durante la seconda guerra mondiale un notevole arsenale di armi chimiche e batteriologiche (sperimentandole sul campo durante la guerra  di occupazione dell’Etiopia, anche nei confronti della inerme popolazione civile) pronte all’uso. Gli agenti chimici più diffusi erano l’iprite, il fosgene, l’antrace, l’arsenico. I gas venivano utilizzati nei proiettili di artiglieria dall’esercito e dalla Marina, e nelle bombe dall’areonautica militare. Almeno 1.000 le tonnellate di iprite utilizzata anche in bidoni. In soli due depositi nel Piemonte sono stati rinvenuti 110.000 proiettili di artiglieria di vario calibro con testate al gas, dalle munizioni per i cannoni da 75 millimetri fino ad arrivare ai calibri pesanti da 305 millimetri caricati a fosgene (uno solo di questi proiettili avrebbe potuto sterminare migliaia di persone).

Con l’apertura del fronte ad est si era reso necessario un ridislocamento dell’arsenale chimico per un possibile utilizzo delle armi nel teatro di guerra balcanico. E certamente Trieste, al confine con la Jugoslavia, si trovava in una posizione strategica e con un grande porto con impianti petrolchimici nei quali potere trasportare e immagazzinare le armi chimiche pronte all’uso. Ma per incrementare la sicurezza e proteggersi dai bombardamenti aerei sarebbe stato comunque necessario che i depositi venissero occultati anche all’interno delle stesse raffinerie, o meglio ancora direttamente interrati in zone esterne.

Una raffineria che rispondeva perfettamente a questi requisiti esisteva ed era l’Aquila, inaugurata nel 1937 all’ingresso del porto industriale di Trieste nella Baia di Muggia e sovrastata proprio dalle alture di Montedoro. Nel 1941 iniziarono i lavori di costruzione della cittadella sotterranea nella collina di Montedoro collegata tramite condotte alla stessa raffineria.

L’esistenza di questa rete fortificata sotterranea fatta di bunker e condotte non poteva certo sfuggire agli alleati, ma solo la raffineria Aquila venne attaccata a più riprese. Il bombardamento aereo più massiccio e devastante avvenne il 10 giugno del 1944 e determinò praticamente il blocco dell’attività della raffineria fino alla fine della guerra. I bunker di Montedoro rimasero invece intatti. Forse che gli alleati avessero evitato di colpirli sapendo cosa vi si celava?

Se una parte delle armi dell’orrore dell’arsenale chimico italiano è stata nascosta in queste colline rimane da scoprire che fine hanno fatto. Dopo l’8 settembre 1943 Trieste venne annessa dalla Germania che potrebbe poi avere fatto sparire l’arsenale prima del termine della guerra e certamente per impedire che ne entrassero in possesso i partigiani jugoslavi. Sparire come? O disperdendo le munizioni a mare o nell’altopiano carsico alle spalle della città gettandole nelle grotte.

Gli stessi alleati una volta subentrati ai tedeschi ed avendo assunto il controllo della provincia di Trieste, nel frattempo dichiarata capitale del Territorio Libero di Trieste, potrebbero avere avuto interesse ad eliminare un arsenale così scomodo e che comunque non sarebbe dovuto tornare sotto controllo italiano. E’ da ricordare che un metodo all’epoca utilizzato per “eliminare” i residuati bellici era semplicemente di seppellirli all’interno delle opere di interramento a mare avviate proprio dal Governo Militare Alleato. Questo avvenne ad esempio con l’interramento del lungomare di Barcola (pineta), ora principale zona balneare cittadina.

Il problema non riguarda quindi solo le colline di Montedoro. Dal 1954, con l’insediamento dell’amministrazione civile provvisoria italiana, venne avviata una massiccia operazione di smaltimento rifiuti nell’intera provincia (si veda l’articolo “operazione discariche”). Le discariche vennero realizzate ovunque, dal mare, ampliando gli interramenti esistenti e realizzandone di nuovi, all’altopiano Carsico dove doline e grotte vennero sfruttate senza scrupolo. Le due maggiori discariche vennero realizzate interrando i tratti terminali delle valli dei torrenti Rosandra e Ospo, divise proprio dalle alture di Montedoro. Non mancarono neanche le discariche sottomarine che fiorirono nel Golfo di Trieste. E così un territorio che in base al Trattato di pace del 1947 era stato dichiarato indipendente venne invece trasformato in discarica di Stato dalla vicina Repubblica italiana.

I punti oggi a maggiore rischio per la possibile presenza di armi chimiche sono la Valle delle Noghere (dove sono già stati rinvenuti ordigni bellici), l’area dell’ex discarica di Trebiciano sul Carso triestino, numerose grotte sull’altopiano carsico (molte occultate facendone saltare gli accessi), alcune discariche costiere (terrapieno di Barcola – canale navigabile di Zaule – ferriera di Servola), e certamente quelle sottomarine nel Golfo di Trieste.

Una situazione ora di non facile soluzione non solo per i danni rilevantissimi portati all’ambiente e alla salute della popolazione di questo piccolo Stato ma anche per la devastazione che l’Italia ha portato nell’ordinamento internazionale riducendo – sempre simulandovi una sovranità perduta dal 1947 – il Porto Franco Internazionale di Trieste ed il suo territorio in una  “libera” discarica di Stato distruggendone economia e traffici commerciali. Il tutto in perfetta ed impunita violazione del Trattato di Parigi del 1947 (foto sotto: fusti per materiale chimico in una discarica sul Carso triestino).

MERCURIO NELLA SPIAGGIA DI GRADO

CONFERMA DELL’AGENZIA REGIONALE PROTEZIONE DELL’AMBIENTE Che la situazione di inquinamento del Golfo di Trieste fosse critica era ampiamente noto. Il piccolo bacino situato nella parte settentrionale estrema del Mare Adriatico, con il suo lento ricambio delle acque e con un massiccio inquinamento di origine antropica ed industriale che lo investe …

IL SINDACO DI TRIESTE DEL PD CHIEDE LA TESTA DEGLI AMBIENTALISTI DI GREENACTION

IL SINDACO DI TRIESTE DEL PD (PD = PARTITO DEMOCRATICO = EX PARTITO COMUNISTA ITALIANO) CHIEDE LA TESTA DEGLI AMBIENTALISTI DI GREENACTION CHE SI OPPONGONO AL TRAFFICO DEI RIFIUTI DALLA CAMPANIA

Trieste, 17 giugno 2012 Il sindaco di Trieste Roberto Cosolini (P.D.) nel corso della seduta del Consiglio Comunale del 28 maggio scorso si è scagliato contro gli ambientalisti di Greenaction Transnational per la loro opposizione al traffico di rifiuti in corso dalla Campania a Trieste minacciando azioni legali.

I rifiuti campani vengono infatti bruciati a pagamento nell’inceneritore comunale gestito dalla società Acegas-Aps di cui l’azionista di maggioranza è proprio il Comune di Trieste. 

Un traffico di rifiuti nel nome del profitto quindi (lo smaltimento ha reso fino ad ora alla multi servizi semi privatizzata oltre 2 milioni di euro) e a discapito della salute pubblica, e contro il quale Greenaction ha preso fermamente posizione. Le oltre 25.000 tonnellate di rifiuti campani – di cui almeno 12.000 già incenerite – destinate a Trieste, incidono in maniera rilevante sull’inquinamento transfrontaliero già oltre i livelli di guardia investendo anche la vicina Slovenia con le inevitabili ricadute di diossine al suolo e nell’ambiente marino. Il video: LINK

Il sindaco di Trieste Cosolini non ha gradito che Greenaction abbia reso pubblico l’arrivo del primo treno “speciale” di rifiuti dalla Campania documentandolo con un video. Ecco così le minacce espresse nel corso del Consiglio Comunale in particolare contro Roberto Giurastante responsabile di Greenaction che nel video dell’associazione aveva commentato quanto stava accadendo all’insaputa dei cittadini e ne aveva informato i media. Secondo il democratico sindaco di Trieste Giurastante dovrebbe rispondere in sede penale e civile per avere portato danno al buon nome della società controllata dal Comune. Ecco qui l’intervento del sindaco di Trieste (dal minuto 26 al minuto 35) nella registrazione della seduta del Consiglio Comunale. Un intervento di carattere intimidatorio – contestato in aula solamente dal Movimento 5 Stelle –  che ovviamente non farà desistere la nostra associazione dalla richiesta ferma di trasparenza su quanto sta accadendo nella più che anomala gestione nazionale dell’emergenza dei rifiuti campani. Richiesta che a breve porterà alle opportune azioni di tutela a livello internazionale.

*Roberto Giurastante, per le sue inchieste e le sue denunce sui traffici dei rifiuti che hanno devastato questa particolare area di confine tra Italia, Trieste e Slovenia, ha gia subito intimidazioni, aggressioni giudiziarie e minacce di morte anche di stampo mafioso. Secondo fonti indipendenti della vicina Slovenia Giurastante sarebbe considerato soggetto “sgradito” dai servizi segreti italiani anche per il suo ruolo nell’opposizione internazionale ai progetti dei terminali di rigassificazione nell’Alto Adriatico. Un ambientalista scomodo da bloccare.