ATTACCO A GREENACTION TRANSNATIONAL

METTERE IL BAVAGLIO ALLA LEGALITÀ

Contro Greenaction Transnational è stata avviata una azione a più livelli per mettere il bavaglio a quella che è considerata dalle autorità una pericolosa associazione di difesa dell’ambiente e dei diritti civili. Ecco perché non si può sottovalutare lo sfratto forzato ricevuto da Greenaction con citazione in tribunale per il 25 ottobre prossimo.

Questo infatti è solo l’ultimo atto di una lunga serie di attacchi diretti o meno volti a minare la resistenza del gruppo ambientalista sempre distintosi per le sue battaglie per la legalità nell’area di Alpe Adria.

Battaglie che hanno visto spesso gli ambientalisti di Greenaction contrapposti all’autorità giudiziaria locale. Una contrapposizione basata su solidi motivi.

Quella che Greenaction ha ricostruito è la storia di un sistema di potere consolidatosi negli anni e basato sulla distruzione del territorio a copertura anche di altri traffici.

Declassamento del porto di Trieste e cementificazione delle coste, inquinamenti massicci con gravi danni transfontalieri, appalti truccati e violazione sistematica delle norme urbanistiche per consentire l’affermazione del potente “cartello” dei costruttori locale (con diramazioni meridionali).

Un sistema di potere che vive nella collusione tra chi reati li commette e chi i reati li lascia commettere. Un sistema istituzionalizzato e frutto della politica estera italiana basata sul controllo militare dei territori occupati. Perché Trieste è stata annessa dall’Italia nel 1975 in violazione del trattato di pace del 1947. E trasformata in immensa discarica di Stato.

Un sistema dalle caratteristiche prettamente mafiose che punisce la “disobbedienza” civile di coloro che si appellano alla legalità. E Greenaction Transnational con le sue denunce alle istituzioni comunitarie sul “sistema Trieste” ha messo in pericolo l’esistenza di questa piovra del malaffare rintanata nel bel mezzo di Alpe Adria. Dove un ruolo strategico lo gioca il “misterioso” porto franco internazionale di Trieste, distrutto dall’Italia.

E proprio l’ultima denuncia di Greenaction (luglio 2011) accolta dalla Commissione Europea affronta complessivamente la questione Trieste. Dalla sospensione illegittima del porto franco, ai danni ambientali prodotti dall’Italia nei confronti della provincia di Trieste. Quella provincia riconosciuta dalle potenze Alleate e Associate, nonché dalla stessa Italia, come Stato indipendente: il Territorio Libero di Trieste, con l’unico Porto Franco internazionale al mondo. Cento miliardi di Euro i danni stimati per la “gestione” italiana di questa terra.

Una denuncia scomoda che ha portato all’avvio di un’inchiesta da parte della Commissione Europea. Una denuncia in cui vengono evidenziate le violazioni dei diritti umani sanciti dai trattati internazionali nei confronti degli attivisti dell’associazione in prima linea a difesa della legalità.

Le risposte del “sistema” non si sono fatte attendere. Oltre allo sfratto con citazione in tribunale, il 14 dicembre si aprirà un nuovo processo per reati ideologici contro gli attivisti di Greenaction. Sul cui capo pendono condanne per oltre 70.000 Euro di risarcimenti.

Ed ora l’azione si estende anche al difensore degli ambientalisti. L’avv. Livio Bernot si trova ora sotto processo con l’accusa di avere offeso nel corso delle sue difese alcuni colleghi. Due i rinvii a giudizio. Due processi nei confronti di un avvocato scomodo e sgradito al sistema.

Un avvocato scomodo che difende un’associazione scomoda: entrambi devono essere messi a tacere.