L’INQUINAMENTO TRANSFRONTALIERO ITALIA-SLOVENIA APPRODA AL PARLAMENTO EUROPEO

SOTTO ACCUSA FERRIERA DI SERVOLA, INCENERITORE E DEPURATORE FOGNARIO DI TRIESTE

Il Parlamento Europeo ha accolto la petizione (a cui è stato assegnato il n° 1459/07) presentata da Greenaction Transnational sull’inquinamento industriale continuato della città e provincia di Trieste e dell’area transconfinaria italo-slovena. Nella petizione presentata dall’associazione ambientalista ai sensi dell’art. 194 del Trattato CE viene denunciato l’inquinamento prodotto dai tre maggiori impianti industriali della provincia di Trieste: Ferriera di Servola (impianto siderurgico), inceneritore Acegas-APS (che tratta i rifiuti provenienti dall’intera regione) e depuratore fognario di Servola (il principale della regione).

Questi impianti rappresentano le maggiori fonti di inquinamento nell’area di confine e le loro emissioni e i loro scarichi investono direttamente le vicine Slovenia e Croazia determinando un inquinamento internazionale delle acque e dell’atmosfera. Nella petizione di Greenaction viene evidenziato che nonostante la pericolosità della Ferriera di Servola il Comune di Trieste ha consentito l’urbanizzazione dell’area un tempo rurale a ridosso dello stabilimento, trasformandola in un quartiere periferico densamente abitato.

Le emissioni di gas e polveri delle lavorazioni siderurgiche a ciclo continuo investono perciò direttamente migliaia di persone, tra lavoratori e residenti, e si diffondono con i venti in un circondario ancora più vasto, che include la città, il Carso, la cittadina di Muggia e territori di confine della Slovenia.

La rilevanza e la tossicità di tali emissioni, sia assoluta che per accumulo nei tessuti viventi, nel suolo e nel mare, è notoriamente provata da decenni e reca gravissimo pericolo e danno alla salute pubblica ed all’ambiente, suscitando forte allarme sociale.

Pur in presenza di una situazione di tale gravità le competenti autorità amministrative locali omettono tuttavia vistosamente da anni di assumere i necessari provvedimenti decisivi nei confronti dei grandi gruppi industriali avvicendatisi nella proprietà dello stabilimento.

Altrettanto vale per le notorie ed assommate emissioni inquinanti continue prodotte nella medesima area urbana, provinciale e transfrontaliera dall’inceneritore comunale privatizzato dei rifiuti solidi, le cui emissioni tossiche vengono misurate in percentuale al camino e non anche per quantità totale, accumulo e diffusione, nonché dal depuratore fognario fuori norma della città, il cui scarico sottomarino immette al largo nel Golfo di Trieste enormi quantità di liquami tossici. La Riserva di Miramare, una delle quattro aree marine italiane protette, si trova a circa 6 Km dallo scarico del principale collettore fognario di Trieste (quello di Servola) e a 2 Km da quello di Barcola (che scarica davanti alla zona balneare di Trieste).

Vi è pertanto una situazione di crescente ed esteso pericolo e danno sanitario ed ambientale, in presenza di una generale inerzia o quantomeno inefficacia istituzionale che può ragionevolmente lasciar supporre anche implicite od esplicite pressioni ostative politico-industriali localmente rilevanti.

 

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