LโOPERAZIONE ATTILA E LA DEVASTAZIONE DEL TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE: PIANIFICAZIONE ED ESECUZIONE DI UN CRIMINE DI STATO
Per 50 anni Trieste รจ stata uno dei capisaldi della guerra fredda in Europa.
Qui รจ stato creato un particolare sistema di governo necessario a coprire le delicate attivitร da svolgere nella zona speciale โlitorale Adriaticoโ.
Una vera zona franca dove abbondavano i traffici illeciti, i centri di spionaggio e le reti collegate.
Una specie di cuneo in territorio nemico. Una terra di conquista da tenere accuratamente sotto controllo.
Questo รจ stato per decenni il ruolo di Trieste, in regime di amministrazione provvisoria da parte del Governo italiano a seguito del Memorandum dโintesa di Londra del 5 ottobre 1954, nella politica estera italiana.
Per attuare questi obiettivi era necessaria una struttura operativa completa in cui fossero occupati tutti i punti chiave sia in ambito militare che civile. Una struttura poderosa che non รจ mai stata completamente disattivata, nemmeno con la dissoluzione dellโex nemico (il blocco dei Paesi comunisti).
Mantenere questa rete รจ infatti necessario ancora oggi per cercare di coprire quello che negli anni della guerra fredda รจ stato fatto in queste terre.
Ecco perchรฉ quindi nella provincia di Trieste, che viene presentata come una specie di โoasi feliceโ dove il tasso di criminalitร รจ tra i piรน bassi a livello nazionale, รจ tuttora massiccia la presenza delle forze dellโordine (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza).
E si trovano ancora basi militari โconvertiteโ ad usi turistici (ma sempre gestite dai militari), spesso ex centri ECM (contromisure elettroniche, intercettazioni e spionaggio), che sembrano perfettamente rispondere alle esigenze di quei nuclei dei servizi deviati (ovvero i servizi di sicurezza โparalleliโ, vedi Gladio 2) tuttora operativi in questโarea di confine con compiti spesso in contrasto con le stesse politiche della NATO.
Quelli che in effetti si devono nascondere con tanta forza sono gli effetti collaterali della guerra fredda a Trieste e dintorni. Effetti collaterali permanenti visto che parliamo di un disastro ambientale epocale realizzato allโombra di questi poteri deviati.
E se ora si dovesse indagare sul serio da questo scomodo passato potrebbero emergere degli indesiderabili fantasmi. Perchรฉ nelle discariche del sistema realizzate dallโaltopiano Carsico al mare non si trovano solo i rifiuti โcomuniโ. Ma anche e soprattutto quelli โspecialiโ a testimonianza dellโintensa attivitร svolta da questo sistema di potere deviato.
Lโoperazione Attila
Lo sfruttamento del territorio triestino ad uso discarica speciale di Stato inizia alla fine degli anni โ50 poco dopo la trasmissione dellโamministrazione civile provvisoria dellโattuale Territorio Libero di Trieste al Governo italiano (lโex Zona A 1954 โ 1992).
Con una pianificazione accurata le amministrazioni pubbliche decidono di realizzare grandi discariche a partire dalla fascia costiera per poi estenderle fino al Carso dove vengono sfruttate in particolare le doline e le grotte.
La prima fase dellโoperazione Attila dura fino allโinizio degli anni โ80, quando essendo ormai stati saturati tutti gli spazi disponibili รจ necessario individuare nuove zone di espansione per le discariche.
Lโunica possibilitร rimasta รจ il golfo di Trieste.
Le discariche costiere vengono ampliate, i rifiuti vengono scaricati direttamente a mare e ci si spinge sempre piรน al largo. Ma non basta. Spuntano i progetti per la realizzazione di inquietanti isole artificiali di rifiuti.
La prima dovrebbe sorgere a 3 miglia dalla costa tra Aurisina e Grado. Lโintenzione sarebbe di far diventare il golfo di Trieste una specie di paradiso nazionale dei rifiuti. Le mafie sono interessate. La politica fa da garante.
Ma cambiano gli scenari internazionali. Gli anni โ90 portano alla dissoluzione della Jugoslavia e del patto di Varsavia. Nascono nuove nazioni e cambiano le alleanze.
Quelli che prima erano nemici ora sono alleati. Il sistema italiano di contrasto delle zone orientali va in crisi e lโoperazione Attila deve essere terminata.
O quasi, perchรฉ le amministrazioni pubbliche potendo comunque godere della copertura della rete realizzano le ultime discariche del sistema fino allโinizio del 2000.
Metodo operativo
Il funzionamento di questo sistema di smaltimento rifiuti era molto semplice ed efficace. Sul Carso si riempivano le doline (e anche le cave dismesse) fino a livellarle o a sopraelevarle trasformandole in colline. Sopra veniva steso uno strato terra e si procedeva ad una rinaturalizzazione forzata (impianto di essenze vegetali), magari anche tramite vigneti (finanziati come interventi agricoli).
Le grotte (sono oltre 300 quelle inquinate od ostruite nella Venezia Giulia) venivano utilizzate prevalentemente per i rifiuti liquidi (idrocarburi, acidi, fanghi industriali) o per quelli tossico nocivi piรน pericolosi (esplosivi, materiale radioattivo) che non dovevano lasciare tracce.
Le grotte servivano anche come depositi per le armi del sistema. E proprio dalla casuale scoperta di uno di questi depositi ad Aurisina nel 1972 che emerse ufficialmente lโesistenza della cosiddetta โGladioโ.
Sulle coste le discariche venivano realizzate con lo scarico diretto dei rifiuti a mare con progressivo ampliamento.
Questi interventi venivano definiti di interramento e hanno interessato lโintero arco costiero da Barcola (piena zona balneare) fino al confine con la Slovenia (Muggia) passando per il porto di Trieste. Una trentina di km di discariche costiere. Sopra queste discariche sono state insediate attivitร produttive, industriali, banchine portuali, attivitร diportistiche-ricreative, e anche stabilimenti balneari.
Lโaltra tipologia di discariche รจ rappresentata da quelle piรน interne situate tra lโaltopiano carsico e la costa. Le due piรน grandi sono state ottenute interrando le zone umide (valli) delle foci dei torrenti Rosandra e Ospo e trasformandole in zona industriale sopra la quale sono state insediate 350 aziende.
Le due valli, ed in particolare quella delle Noghere, hanno assorbito milioni di metri cubi di rifiuti tossico nocivi. Nella sola valle delle Noghere il terreno รจ stato rialzato con spessori medi di due-tre metri (che in alcuni punti arrivano a sette).
Tutto questo รจ stato fatto in perfetto coordinamento tra amministrazioni pubbliche locali e istituzioni nazionali. Nella pianificazione erano permanentemente coinvolte la Prefettura, la Procura della Repubblica, la Pretura. I rifiuti speciali erano scortati direttamente dalle forze dellโordine e dagli uomini dei servizi.
Il porto di Trieste* aveva un ruolo importante nellโintera operazione essendo la base logistica per tutti i traffici del sistema. Un porto delle nebbie dove poter svolgere gli affari sporchi dello Stato italiano a danno dellโattuale Territorio Libero di Trieste.
*Nel 1900 Trieste era il principale scalo dellโimpero austro-ungarico (di cui Trieste fece parte per 536 anni), 2ยฐ del Mediterraneo e 3ยฐ dโEuropa. In ottantuno anni di controllo italiano il degrado รจ stato inarrestabile ed ora lo scalo triestino, pur essendo uno dei pochi porti internazionali europei, รจ scivolato oltre la quarantesima posizione a livello europeo con crollo verticale dei traffici. E cosรฌ รจ stata pure distrutta lโeconomia dellโex cittร asburgica.
ALCUNI DOCUMENTI UTILI PER NON DIMENTICARE
Questi sono alcuni dei documenti che possono essere utili per comprendere il funzionamento del sistema e la pianificazione di questo disastro ambientale. Si tratta di atti ufficiali che qui riproduciamo essendone autorizzati:
DOCUMENTO 1
Lโaccordo: tutti sapevano
Una delle comunicazioni intercorse tra Comune di Trieste, Procura della Repubblica, Pretura, Prefettura in merito alla pianificazione delle discariche di rifiuti tossici.
DOCUMENTO 2
Unโisola di rifiuti
La proposta โcreativaโ per la realizzazione di unโisola artificiale di rifiuti nel golfo di Trieste.
DOCUMENTO 3
Discariche a mare crescono
Uno dei progetti per la realizzazione di nuove discariche a mare. La proposta รจ della Provincia di Trieste.
DOCUMENTO 4
Lโallarme degli industriali: servono nuove discariche
Sono state saturate tutte le aree disponibili. Necessarie nuove discariche dove buttare i veleni industriali.
DOCUMENTO 5
Le proposte: come risolvere la crisi
Ecco alcune delle proposte per uscire dallโemergenza rifiuti. Discariche a mare (sottomarine) vicine allโacquedotto e colline di rifiuti sul Carso.
DOCUMENTO 6
Portiamo le discariche nelle scuole (dellโaltopiano)
Come insegnare lo smaltimento dei rifiuti alle scuole: progetto di discarica per le ceneri dellโinceneritore presso una scuola elementare sullโaltopiano carsico! Follia criminale.
DOCUMENTO 7
Le discariche arrivano in cittร
Nuove proposte illuminate: fare avanzare le discariche in cittร sommergendo le zone di edilizia popolare.
DOCUMENTO 8
Saturazione delle discariche: allarme rosso
Ormai i rifiuti traboccano dalle numerose discariche costiere. Gli scarichi continuano direttamente a mare. E lโavvelenamento avanza nel golfo di Trieste.
DOCUMENTO 9
La discarica in zona balneare
1981: il terrapieno di Barcola ormai riempito di fanghi industriali e ceneri degli inceneritori non puรฒ piรน essere utilizzato come discarica. Danneggiato irrimediabilmente lโintero litorale di Barcola zona balneare principe di Trieste. Si continuerร invece in aperta violazione di legge a scaricare i veleni fino al 1985.
