UN GIOCO PERICOLOSO SUI RIGASSIFICATORI NEL GOLFO DI TRIESTE

L 24 LUGLIO LA COMMISSIONE EUROPEA DECIDE PER L’INSERIMENTO DEL PROGETTO DEL TERMINALE DELLA GAS NATURAL NEL PORTO DI TRIESTE TRA QUELLI STRATEGICI PER L’UNIONE EUROPEA – LA REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA NON SI OPPONE UFFICIALMENTE, COPERTA DALLA SLOVENIA CHE PREFERISCE NON PRESENTARE DENUNCIA ALLE AUTORITA’ COMUNITARIE PER LA VIOLAZIONE DELLA V.I.A. TRANSFRONTALIERA.

Trieste, 15 luglio 2013

La battaglia sui progetti dei terminali di rigassificazione nel Golfo di Trieste sta arrivando ad una svolta fondamentale. Nonostante le opposizioni dei cittadini, sia a Trieste che nella vicina Slovenia, il prossimo 24 luglio a Bruxelles il progetto della spagnola Gas Natural, grazie alle forti pressioni esercitate da parte dell’Italia, verrà valutato per il possibile inserimento tra le infrastrutture energetiche prioritarie da parte della Commissione Europea. 

Se questo dovesse accadere il progetto della multinazionale spagnola dell’energia, pur viziato da gravissime violazioni delle procedure di Valutazione Ambientale coperte dalle autorità italiane, si vedrebbe la strada spalancata per una autorizzazione a quel punto bloccabile solamente con il disconoscimento della validità della legislazione comunitaria all’interno del Porto Internazionale di Trieste.

La questione dell’inapplicabilità delle normative comunitarie nel Porto Franco di Trieste, in virtù dello status giuridico di area extra giurisdizionale sancito dall’allegato VIII del Trattato di Pace del 1947 in vigore, è già stata sollevata da Greenaction nell’audizione avuta davanti al Parlamento Europeo il 22.01.2013.

La manovra in corso da parte dell’Italia con l’appoggio di una parte delle istituzioni comunitarie mira ad inattivare definitivamente il Porto Libero di Trieste, sul quale però  l’Italia in virtù del Trattato di Pace non ha alcuna sovranità, trasformandolo in scalo combustibili e dirottandone il traffico commerciale nei porti italiani di Venezia, Ancona, Ravenna, Bari, Taranto. Per questo l’Italia sta anche cercando di eliminare i punti franchi del Porto di Trieste, scomodi per la concorrenza italiana, e per raggiungere questo obiettivo viene anche chiesto l’intervento dell’Unione Europea (si veda la recente interrogazione dell’Europarlamentare del PDL Barbara Matera).

A completamento di questo piano di distruzione l’Italia è riuscita a fare escludere il porto di Trieste e quello collegato di Koper-Capodistria, dal corridoio Adriatico-Baltico, dirottandolo sui porti adriatici italiani. Davanti al porto di Koper-Capodistria l’Italia sta inoltre spingendo per la realizzazione di un altro rigassificatore off-shore. Che bloccherebbe così anche il traffico commerciale dell’unico porto della Slovenia. Slovenia che nonostante le nubi minacciose che si addensano sulla propria sovranità messa a rischio dal prepotente vicino, si è fino ad ora dimostrata molto debole, non reagendo come avrebbe dovuto aprendo un contenzioso ufficiale istituzionale comunitario.

In questo desolante quadro istituzionale non si può fare a meno di evidenziare che la Regione Friuli Venezia Giulia a guida PD (presidente Debora Serracchiani) non ha ancora  espresso alcun parere ufficiale negativo contro l’inserimento del rigassificatore della Gas Natural tra i progetti strategici comunitari. Dando così in pratica il proprio via libera al rigassificatore nel Porto di Trieste. Operazione mediaticamente coperta dalle solite azioni  disinformative alle quali si è prestato lo stesso presidente della Repubblica della Slovenia Borut Pahor che incontrando la Presidente della Regione FVG a Lubjana la ha pure ringraziata per “avere preso posizione contro il progetto del rigassificatore nella provincia di Trieste”.

La Presidente PD della Regione Friuli Venezia Giulia d’altronde sostiene fortemente il tentativo di urbanizzazione forzata del Porto Franco Nord (Porto Vecchio).

Urbanizzazione  ovviamente contraria allo status giuridico di Porto Internazionale di Trieste di cui è fatto l’obbligo il rispetto anche allo Stato italiano e che determinerebbe la fine del porto di Trieste. Che appunto secondo la politica italiana deve ridursi a semplice scalo degli scomodi combustibili.