INTIMIDAZIONE MAFIOSA CONTRO ROBERTO GIURASTANTE: LA PROCURA CHIEDE L’ARCHIVIAZIONE

INTIMIDAZIONE MAFIOSA ALL’AMBIENTALISTA ROBERTO GIURASTANTE:

LA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI TRIESTE CHIEDE L’ARCHIVIAZIONE DELL’INCHIESTA IN TEMPO RECORD. LE INDAGINI SENZA ESITO SONO DURATE MENO DI UN MESE. DISTRUTTO ANCHE IL CORPO DEL REATO SU ORDINE DEL P.M..

La pesante intimidazione mafiosa subita il 6 aprile 2010 Roberto Giurastante presidente di Greenaction Transnational e portavoce per l’Italia di Alpe Adria Green è rimasta senza responsabili. Dopo una frettolosa indagine condotta senza alcun esito dai Carabinieri il P.M. Pietro Montrone ha richiesto altrettanto rapidamente l’archiviazione del procedimento il 13 maggio del 2010, non senza prima avere ordinato la distruzione del corpo del reato ovvero la testa della capra messa sotto lo zerbino davanti alla porta dell’abitazione dell’ambientalista.

E’ stata così cancellata l’unica prova che avrebbe consentito agli inquirenti di sviluppare una pista investigativa interessando la stessa D.I.A. (Direzione Investigativa Antimafia). Gli accertamenti di polizia scientifica sul macabro reperto avrebbero infatti potuto fornire elementi utili anche per individuarne la provenienza.

Ma l’arbitraria distruzione del corpo del reato ha vanificato ogni accertamento anche futuro (visto che il procedimento in attesa della decisione del G.I.P. non può ancora essere considerato chiuso) precludendo ogni possibilità di identificazione dei responsabili e così aggravando lo stato di pericolo testimoniato dalla stessa minaccia grave e di stampo mafioso.

Il comportamento dell’autorità giudiziaria non può che lasciare sconcertati. Come la voluta sottovalutazione dell’accaduto. Di fronte alla minaccia di morte nei confronti di un ambientalista scomodo per le sue denunce sugli inquinamenti ambientali e sul malaffare di questo estremo lembo dell’Italia Nordorientale, è mancata qualsiasi risposta positiva da parte di tutte le istituzioni. L’ambientalista sottoposto all’aggressione si è trovato completamente isolato, come se – in una perversa inversione delle parti – fosse lui la pietra dello scandalo: il criminale di cui vergognarsi.

Giurastante dopo le numerose minacce ricevute nel corso degli anni è stato sottoposto ad un programma di sicurezza generica (livello minimo) ed ha ricevuto come unica raccomandazione da parte delle forze dell’ordine quella di “guardarsi alle spalle”.

Intanto, in questo clima tutt’altro che rassicurante, lunedì 5 luglio alle ore 11 nel Tribunale di Trieste Giurastante si troverà sotto processo per reato di opinione con richiesta di condanna da parte della Procura della Repubblica di Trieste. Anche in questo caso le indagini sono state svolte, con esito diverso ma sempre avverso all’ambientalista, dai Carabinieri.

E questo non è che l’ultimo di una lunga serie di processi agli ambientalisti nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia che vanta uno dei primati negativi a livello nazionale ed europeo per inquinamento del territorio (inquinamento di superficie con le grandi discariche industriali, inquinamento del sottosuolo con le circa 200 grotte carsiche utilizzate come discariche, inquinamento marino del Golfo di Trieste con le discariche sottomarine). Ma l’autorità giudiziaria non dovrebbe perseguire gli inquinatori e aiutare e proteggere coloro che si battono contro le devastazioni dell’ambiente?