DAL CARSO TRIESTINO LE TRACCE DEL TRAFFICO INTERNAZIONALE DI RIFIUTI RADIOATTIVI

Sul Carso triestino, nel Comune di Duino-Aurisina, giace “dimenticata” una delle discariche utilizzata tra il 1985 e il 1995 per la dispersione incontrollata di rifiuti industriali tra i quali materiali radioattivi di imprecisata provenienza.

Si tratta di un’ex cava profonda una quindicina di metri che si presenta ora, dopo essere stata completamente riempita di rifiuti, come un prato quasi incontaminato. Quasi, perché addentrandosi in questa landa artificiale emerge molto evidente la disomogeneità del terreno, parzialmente ricoperto da una vegetazione prevalentemente ruderale sviluppatasi a macchia di leopardo, a testimonianza dell’impossibilità anche per le piante più resistenti di attecchire in alcuni punti di questa grande tomba di rifiuti “scomodi”.

E’ proprio in queste aree brulle, in netto contrasto con le variegate fioriture circostanti, che si riscontrano valori anomali di radioattività (circa il 50% superiori ai valori di fondo dei terreni finitimi). In superficie sono anche state rilevate concentrazioni di idrocarburi a conferma dello scarico di terreni contaminati da fanghi industriali con i quali si andavano a ricoprire i rifiuti più tossici e pericolosi.

La discarica è stata gestita dalla società Ecormed, fallita alla fine degli anni ‘90. La Ecormed, attiva a livello nazionale, si occupava dello smaltimento di rifiuti industriali e radioattivi con molte coperture istituzionali (la stessa discarica in questione è stata realizzata in “collaborazione” con il Comune di Trieste).

Sul Carso triestino sono purtroppo numerose le discariche di questo tipo realizzate riempiendo cave dismesse, doline e grotte. Queste attività di smaltimento incontrollato dei rifiuti hanno generato dei disastri ambientali che per opportunità politiche vengono accuratamente nascosti. Il traffico di rifiuti di livello internazionale avveniva infatti con la tutela delle amministrazioni pubbliche a vari livelli, garantendo così ai responsabili privati e pubblici una totale immunità nella realizzazione di questi crimini ambientali.