VIOLAZIONE LEGGE SEVESO A TRIESTE

ANCHE IL PARLAMENTO EUROPEO CONFERMA IL PROCEDIMENTO DI INFRAZIONE CONTRO L’ITALIA Trieste, 16 settembre 2011 Con nota dell’8 settembre 2011 la Commissione per le petizioni del Parlamento Europeo ha comunicato a Greenaction Transnational che a seguito delle risposte ricevute dalle autorità italiane la Commissione Europea ha confermato il procedimento di …

EFFETTO SEVESO (PROCEDIMENTO INFRAZIONE UE)

BOCCIATO L’AMPLIAMENTO DELLO STABILIMENTO CHIMICO ALDER NEL PORTO DI TRIESTE Con delibera del 9 settembre 2011 la giunta regionale ha dato, al termine della procedura di VIA (Valutazione Impatto Ambientale), parere negativo al progetto di ampliamento dello stabilimento chimico ALDER nel canale navigabile di Zaule nel porto di Trieste. Si tratta …

PISCINE A PERDERE

Il trattamento delle acque reflue urbane nella provincia di Trieste lascia decisamente a desiderare tanto che la Commissione Europea ha avviato un procedimento di infrazione. L’inquinamento causato dagli scarichi continuati ha infatti, sommandosi a quello pesantissimo industriale (si rimanda all’articolo “Un mare di veleni”), compromesso l’equilibrio del Golfo di Trieste. …

TRIESTE PATTUMIERA D’ITALIA

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I RIFIUTI DELLA CAMPANIA NELL’INCENERITORE CITTADINO

Trieste, 3 dicembre 2011

L’inceneritore di Trieste sta bruciando i rifiuti provenienti dalla Campania. Decine di tonnellate di rifiuti “sgraditi” spariscono ogni giorno nella fornace del cosiddetto termovalorizzatore per uscirne come fumi inquinanti in atmosfera, e ceneri leggere e pesanti da smaltire a loro volta in discariche speciali. La notizia è stata resa pubblica dal consigliere comunale Paolo Menis del Movimento 5 stelle (a cui vanno i nostri ringraziamenti: sulla vicenda era stato steso una specie di segreto di Stato).

E’ questo il contributo che il Friuli Venezia Giulia sembra voler dare all’emergenza eterna dei rifiuti campani. Un’emergenza nazionale che ora viene scaricata su chi all’inquinamento ha già dovuto  sacrificare buona parte del proprio territorio, come appunto Trieste e provincia. A Trieste si trova uno dei due SIN (Siti inquinati nazionali) del Friuli Venezia Giulia frutto dell’inquinamento di Stato. A Trieste per 50 anni l’Italia ha buttato nella comoda discarica  costituita dall’intera provincia ogni sorta di rifiuti tossico nocivi. Trieste era semplicemente un terreno di conquista da seppellire sotto milioni di metri cubi di fanghi industriali, residuati bellici, scorie radioattive (si veda l’articolo D come discariche pubblicato sul nostro sito). Ed ora, anziché cercare di sanare l’immane danno portato a questa terra “cara agli italiani”, ecco altri rifiuti da scaricare nella pattumiera d’Italia.

L’arrivo dei rifiuti campani comporta inoltre anche un aumento dell’inquinamento atmosferico non valutato e nemmeno valutabile alla luce delle molto vaghe e generiche rassicurazioni dei pubblici amministratori. Un inquinamento fatto di polveri, gas tossici (ossidi di azoto, ossidi di zolfo, cloruri, fluoruri), diossine e metalli pesanti che non colpisce solo Trieste, ma pure l’intero litorale sloveno. Con un incremento consequenziale della già grave situazione sanitaria che vede queste zone ai vertici per le patologie tumorali. Le ceneri altamente tossiche prodotte dall’inceneritore di Trieste vengono poi smaltite in regione (40 – 50.000 tonnellate all’anno) portando altro inquinamento al territorio. Il tutto rigorosamente nascosto dalle amministrazioni pubbliche ai cittadini.

Ironia della sorte il Comune di Trieste, che è fortemente impegnato nel tentativo di portare a livelli europei la raccolta differenziata riducendo il conferimento all’inceneritore cittadino, plaude all’arrivo dei rifiuti dalle terre della camorra che permetteranno così di alimentare un termovalorizzatore rivelatosi uno dei peggiori investimenti pubblici per la città (l’ACEGAS-APS, la società controllata dal Comune di Trieste che gestisce l’inceneritore e i servizi di smaltimento rifiuti, ha un pauroso deficit di mezzo miliardo di euro che rischia di trascinare nel baratro anche il Comune).

Un puro affare quindi a scapito della salute pubblica. Mentre il Comune si dimostra a parole inflessibile con i propri cittadini che devono partecipare (pena, a breve, salate sanzioni) alla raccolta differenziata separando accuratamente vetro, plastica, carta, pile, medicinali, e ogni tipo di rifiuto riciclabile, dall’altra concede il proprio inceneritore ormai vetusto e sotto utilizzato al mercato nazionale dei rifiuti per bruciare, guarda caso, i rifiuti indifferenziati che provengono proprio dalle zone più colpite dalle ecomafie.

EMERGENZA RIFIUTI CAMPANIA: IL PROBLEMA NON SI RISOLVE DISTRIBUENDO “EQUAMENTE” L’INQUINAMENTO ED ESPORTANDOLO

FUORI LUOGO LA SODDISFAZIONE DEL SINDACO DI NAPOLI DE MAGISTRIS  La gestione dell’emergenza rifiuti della Campania non può essere risolta, come attualmente sta facendo il governo nazionale, a furia di decreti straordinari e sparpagliando ‘equamente’ i rifiuti in tutto il Paese, e non solo. Nulla di ‘miracoloso’ è stato fatto …

STOP AI RIFIUTI DELLA CAMPANIA: PRESIDIO DAVANTI ALL’INCENERITORE DI TRIESTE

Trieste, 26 febbraio 2012

Nella mattinata del 25 febbraio 2012 si è svolto il primo presidio di protesta contro l’arrivo dei rifiuti della Campania davanti all’inceneritore di Trieste. La manifestazione organizzata dalle associazioni Alpe Adria Green, Greenaction Transnational, Legamjonici, e a cui hanno aderito il movimento Trieste Libera e il movimento 5 stelle di Trieste, rappresenta l’avvio di una campagna di opposizione nei confronti della cosiddetta operazione di “solidarietà” per risolvere l’emergenza dei rifiuti creata dalle ecomafie in Campania. L’operazione “solidarietà”, non è nient’altro che lo smaltimento incontrollato dei rifiuti campani in altre regioni italiane. Tra queste la Puglia con Taranto, e il Friuli Venezia Giulia con Trieste. Nella sola Trieste ben 25.000 le tonnellate di rifiuti indifferenziati che sono stati inviati all’inceneritore cittadino. Rifiuti di cui non si conosce la qualità, che spesso fanno scattare l’allarme radioattività, e che vengono perlopiù bruciati di notte per evitare possibili contestazioni. Una gestione al di fuori della legislazione comunitaria e che vede complici le fin troppo assenzienti amministrazioni pubbliche locali, tutte unite – a scapito della salute dei propri cittadini – a difendere quello che in definitiva è solo un grosso affare. Un affare che crea ulteriore grave inquinamento estendendolo ora a livello internazionale. Mentre le scorie dell’incenerimento (almeno 8.000 tonnellate contenenti ceneri pesanti e leggere con il loro letale carico concentrato di inquinanti) non si sa nemmeno dove vadano a finire, le emissioni gassose alle diossine che fuoriescono dal camino di 100 metri di altezza dell’inceneritore si diffondono in un’area di una cinquantina di chilometri investendo pienamente la vicinissima Slovenia.

INQUINAMENTO INDUSTRIALE, GESTIONE RIFIUTI ED ECOTOSSICITÀ: IL PERICOLO DELLE DIOSSINE

Trieste, 6 marzo 2012 La situazione dell’inquinamento ambientale di Taranto e Trieste è per molti aspetti simile. Due città-porto con forte presenza di impianti industriali a rischio in piena area urbana. Stabilimenti siderurgici, raffinerie, terminali combustibili, inceneritori, cementifici. Impianti i cui inquinamenti cumulandosi, determinano una situazione di degrado ambientale elevatissima …

L’ARTE DELLA MIMETIZZAZIONE DELLE DISCARICHE ABUSIVE A NORD EST

STABILIMENTI BALNEARI, PORTI TURISTICI, PARCHI GIOCHI, AREE NATURALISTICHE, UTILIZZATI PER OCCULTARE RIFIUTI TOSSICO NOCIVI L’emergenza delle discariche abusive costituisce uno dei principali problemi da risolvere per l’Italia. Lo testimoniano i numerosi procedimenti di infrazione avviati dalle autorità comunitarie. Migliaia le discariche sotto inchiesta. Inesistenti le bonifiche e disapplicate le sentenze …