ATTACCO ALL’HERMADA

UN SANTUARIO STORICO E NATURALISTICO NEL MIRINO DEL PARTITO DEL CEMENTO 

Il massiccio dell’Hermada/Grmada si trova nella parte settentrionale della provincia di Trieste, o meglio della Zona A del Territorio Libero di Trieste, di cui costituisce il confine naturale e geografico. Si tratta di una serie di colline che dalla Slovenia scende verso il Mare Adriatico con quota massima 323 metri costituendo una barriere naturale, prima che politica. Qui il Carso sprofonda nel Mediterraneo creando un eco sistema unico.

Ed infatti l’Hermada è un importante area naturalistica tutelata dalla normativa europea Natura 2000 con Zone di Protezione Speciale e Siti di Importanza Comunitaria.

Ma non solamente la natura ne ha fatto luogo di elezione. Il massiccio dell’Hermada, la cosiddetta “fortezza Hermada”, costituiva la principale linea di difesa austro ungarica ed ultimo baluardo contro l’invasione italiana durante la prima guerra mondiale. Qui dal 1915 al 1917 si combatterono aspre battaglie, e la “fortezza Hermada” con la sua rete di caverne rimase inespugnata a sbarrare la strada verso Trieste. Un’area di grande rilevanza storica che gode per questo di ulteriori tutele.

L’Hermada è quindi per i triestini una specie di santuario che racchiude in una sintesi perfetta storia e natura del loro territorio. Un santuario ancora integro in un territorio ampiamente provato da un’aggressione fatta di inquinamenti e cementificazione.

In 60 anni di amministrazione provvisoria italiana seguita al travagliato passaggio di consegne avvenuto tra USA, Regno Unito, e Italia il 5 ottobre del 1954 (Memorandum di Londra), il degrado ambientale della Zona A del Territorio Libero/provincia di Trieste è stato inarrestabile. Circa il 35% del territorio è stato trasformato in discarica per realizzarvi quelle dello Stato Italiano. Discariche “sporche”, non solo per i loro contenuti altamente  tossici. Dal mare al Carso è stato così devastato – e grazie alla complicità di amministrazioni locali messesi a disposizione degli occupanti – l’ambiente naturale della Zona A di questo scomodo Territorio Libero che l’Italia voleva assoggettare.

Ma l’occupazione si è concretata non solo a furia di discariche, ma anche con una pesante urbanizzazione delle zone di maggior pregio del territorio. Il partito del cemento qui ha avuto via libera da parte degli “amministratori provvisoriitaliani, e ha imposto piani urbanistici che hanno violentato le aree non toccate dagli inquinatori di Stato in una sorta di patto di ferro tra i potentati economici locali – a forte deviazione massonica – e le autorità italiane.

La costiera triestina è stata così sommersa da una immensa colata di cemento. Dalla Baia di Sistiana fino a Miramare, la cosiddetta costiera dei due castelli (Miramare e Duino) è stata così privatizzata.

In violazione delle stesse leggi dello Stato italiano, nonché di quelle comunitarie. In effetti le leggi contano assai relativamente in sistemi di potere chiusi a caratteristiche simili a quelli delle n’drine calabresi. Il riferimento alle n’drine calabresi non è casuale, perché in un paradiso simile di illegalità sarebbe assai difficile pensare non si introducano i grossi capitali delle associazioni criminali italiane che molto spesso arrivano ai vertici istituzionali.

Trieste con la sua piccola provincia che vive sospesa ai margini della legalità internazionale (una specie di terra di nessuno dove si applicano le leggi del più forte) non può esserne immune. Le tentate speculazioni immobiliari nel Porto Franco Nord ne sono un esempio. Progetti da miliardi di euro sposati da amministratori locali che si schierano apertamente contro le leggi ne sono la migliore prova.

E nel mirino di questa aggressione incontrollabile (perché sostenuta dagli stessi amministratori locali a danno dei propri cittadini) sarebbe finito anche il santuario dell’Hermada.

Progetti per ora ancora da definire, ma che punterebbero ad una riduzione progressiva delle tutele esistenti, per trasformare l’area in villaggio turistico di lusso.

Stiamo parlando della storia di Trieste, dell’anima di Trieste. Espropriare l’Hermada a Trieste e ai triestini significherebbe togliere loro la stessa anima: non si può vivere senza anima.